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domenica 22 ottobre 2017

Amministrative di Palermo, La Varderà: “Farò un docu-film, ma correvo per davvero”


“Un inganno? Sì, sono stato birichino. Ma l’ho fatto per avere una testimonianza vera. Chi è trasparente non ha paura di nulla”, Cosi’, in un’intervista a La Repubblica, l’ex candidato della campagna-fiction di Palermo Ismaele La Vardera, che spiega “La mia candidatura nasce ad agosto, su proposta di un gruppo di consiglieri comunali. Io ero pure titubante. A gennaio ho sciolto la riserva ufficialmente. Solo a febbraio ho messo in campo le telecamere”. “Non avevo le possibilita’ economiche dei miei rivali – aggiunge il candidato alle amministrative -, dovevo far fronte al gap andando sui social. Cosi’ ho cominciato a pubblicare dei video, che hanno avuto subito successo. A quel punto mi e’ venuta l’idea del docu-film”.

L’idea, prosegue, “e’ maturata con Davide Parenti (autore delle Iene, ndr) e Claudio Canepari, con i quali mi sono confrontato dall’inizio della mia avventura elettorale. D’altronde, ho lavorato per le Iene fino a ottobre. Davide mi ha messo a disposizione un operatore milanese, volevamo fare un documentario come quello che ha realizzato Macron. Ma mi creda, se fossi stato eletto non mi sarei mica dimesso. Nessuna presa in giro”. “Forse sono stato birichino ma poi ho rimediato andando a chiedere la liberatoria per le immagini dopo il voto. L’ho fatto per dimostrare assoluta trasparenza”, aggiunge, sottolineando di non avere detto nulla a Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che avevano creduto in lui. “La Meloni – prosegue – ci e’ rimasta male e ha negato ma secondo me poi ha capito. Micciche’ mi ha detto no ma ha aggiunto che non mi denuncia. Crocetta e Cuffaro hanno accettato. Salvini? Non ho fatto in tempo a chiamarlo perche’ e’ esplosa questa bufera. Gli ho mandato un sms. Non mi ha risposto. E poi, certo, ha detto no l’attore Benigno. La lite? Mi ha dato un forte schiaffo, malgrado lui neghi. Detto cio’, io non sono obbligato a chiedere la liberatoria. E proprio non escludo di rendere pubblici i contenuti delle conversazioni. Ho l’impressione che a negare la liberatoria sono coloro che hanno imbarazzo, qualcosa da nascondere”.

“Non posso entrare nei dettagli – dice – ma si evince chiaramente che la politica palermitana ha perso qualsiasi contenuto, si comprende quanto pesi il voto di scambio. Le poltrone e i pacchetti di voti da offrire sono gli argomenti principali”. In merito alla circostanza secondo la quale Lega e Fdi stanno avviando azioni legali per truffa e condizionamento della liberta’ di voto e c’e’ anche chi chiede di restituire i soldi, risponde: “Ripeto, io ho corso davvero e mi sono rotto il c… per i quartieri di Palermo. E poi, quali soldi? I due partiti non mi hanno dato un euro. Sul conto corrente ci sono solo 500 euro donatimi da un amico palermitano che ha un’azienda a Milano. E metterò in palio il mio lapino per un’asta di beneficenza. Guardi, se avessi voluto arricchirmi avrei accettato gli incarichi remunerativi che mi hanno offerto in campagna elettorale”. “Non c’e’ una speculazione, ma io ho svolto il mio lavoro di giornalista. Senza mai smettere di voler fare il sindaco”, conclude.

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