Movimento 5 Stelle: firme false, Claudia La Rocca non si autosospende

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Movimento 5 Stelle: firme false, la deputata regionale grillina Claudia La Rocca non si autosospende. Va avanti in modo spedito l’inchiesta della Procura di Palermo e a quanto pare  sarebbero pronti anche gli avvisi di garanzia.

Claudia La Rocca, che ha deciso di collaborare con i magistrati di Palermo nell’inchiesta sulle firme false, autoaccusandosi di avere partecipato alla falsificazione delle liste, ha deciso di non autosospende dal Movimento 5 Stelle. Lo ha detto lei stessa stessa, come rivela l’Adnkronos, a persone a lei vicine.

La giovane deputata, dopo essere finita nel registro degli indagati della Procura e nel ciclone mediatico, aveva valutato l’ipotesi di autosospendersi, in attesa della fine dell’indagine. Ma, alla fine, ha deciso di restare nel Movimento 5 Stelle. “Non mi autosospendo, non capisco come sia stata messa in giro questa voce”, avrebbe confidato ai suoi. L’indagine della Procura di Palermo, coordinata dal Procuratore aggiunto Dino Petralia e dal pm Claudia Ferrari, sulle firme false in occasione delle amministrative di Palermo del 2012, procede senza sosta.

Tra gli indagati c’è proprio Claudia La Rocca, che era entrata nella stanza di Petralia da testimone e ne è uscita accompagnata dal suo legale, in veste di indagata. Sarebbero una decina gli indagati con l’accusa di violazione del testo unico 570 del 1960. Un reato punibile da due a cinque anni di carcere.  Entro la prossima settimana sarà terminata l’istruttoria dei magistrati, come si apprende da ambienti giudiziari, e subito dopo potrebbero iniziare gli interrogatori, anche se non è certo che vengano fatti.

Chi indaga, visto che la lista non ottenne nemmeno un consigliere comunale, ipotizza però che una serie di persone si sarebbe giovata comunque dei falsi, perché la candidatura alle elezioni comunali, secondo le regole dettate dal leader e garante politico del Movimento, Beppe Grillo, consentiva di candidarsi successivamente alle elezioni regionali e politiche, in cui il sistema elettorale ha consentito a una serie di militanti di diventare deputati e senatori.

Claudia La Rocca ha chiamato in causa chi avrebbe copiato assieme a lei: fra gli altri, Claudia Mannino, Samantha Busalacchi, Loredana Lupo e ha detto che il candidato sindaco di Palermo, Riccardo Nuti, sapeva. Dalla sua e dalle altre audizioni sono venuti fuori pure, come presenti o più o meno partecipi e consapevoli, fra gli altri, i nomi di Giulia Di Vita e Chiara Di Benedetto. Tutti, a parte La Busalacchi, sono stati eletti nel Parlamento nazionale.

La consapevolezza e l’ “uso” degli atti falsificati possono giustificare la contestazione del reato. E proprio riguardo alla consapevolezza, è giallo sul fatto che Grillo fosse stato o meno informato delle intenzioni della La Rocca di parlare con gli inquirenti: secondo indiscrezioni, la parlamentare dell’Ars avrebbe telefonato al leader prima di andare dai pm. Il fondatore dei Cinque Stelle ha negato però la circostanza.

Tra i candidati al Comune di Palermo e che poi, proprio grazie a questa candidatura, fu inserita come gli altri nella lista presentata nel 2013 alla Camera, c’era anche Azzurra Cancelleri, sorella del candidato presidente della Regione (nel 2012 e oggi) grillino, Giancarlo Cancelleri. La donna fu poi eletta alla Camera, nel 2013. Al leader siciliano del M5S, vicino a Luigi Di Maio, mercoledì sentito come testimone in Procura, è stato chiesto se la sorella fosse a Palermo, nei convulsi giorni della presentazione della lista e della ricopiatura delle firme. E lui ha risposto di no: “Noi viviamo a Caltanissetta”.

Al momento, nessuno dei deputati che risulterebbero coinvolti nella falsificazione delle firme, secondo le testimonianze raccolte, tranne Claudia La Rocca, ha chiesto di essere interrogato dalla Procura. Sono state sentite anche, ma in Questura, le decine di persone che cinque anni fa avevano firmato le liste. Molte delle quali hanno disconosciuto le proprio firme. (Adnkronos/AGI)