Intervista a Roberto Lagalla: “Candidatura? Prima parliamo di contenuti”

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studenti siciliani

Sarà una mattinata di studio e ricerca, quella organizzata domani a villa Malfitano da Roberto Lagalla. L’ex Magnifico Rettore dell”Ateneo di Palermo, da sempre animato da passione civile, riunirà per l’occasione universitari e professionisti per un incontro dal titolo “Laboratorio Sicilia: Quali proposte per lo sviluppo?”. Non una passerella, premette, ma una serie di tavoli tematici dai quali dovranno uscire delle proposte concrete.  Lo abbiamo incontrato nel suo regno, l’istituto di Radiologia del Policlinico.

Professore, circola una voce insistente che la vedrebbe candidato, nel 2017, come presidente della Regione, quanto c’è di vero e con chi eventualmente penserebbe di schierarsi?

“A mio avviso non è ancora tempo di candidature, piuttosto è un tempo per avviare dei ragionamenti che possano in qualche modo guidare e influire sul cambiamento possibile di questa regione e di questo territorio. Come Università, all’interno di una proposta tecnica e culturale, proponiamo i lavori del SiLab, un centro interdipartimentale articolato su 7 tavoli tematici che hanno prodotto dei documenti per lo sviluppo locale e territoriale, e che mettiamo a disposizione del ragionamento complessivo, non solo della politica, ma di tutti quei portatori di interessi legittimi del territorio, per potere poi traguardare un cambiamento futuro, a prescindere e prima di pensare ad ogni candidatura possibile di singoli o di gruppi”.

 Chiaro, ma  intanto qualcuno o qualche schieramento le ha già proposto di candidarsi?

“No, come ho detto non è tempo di candidature”. Al momento, comunque,  non penso a candidarmi, non ho ricevuto offerte in tal senso e non mi sto proponendo per candidarmi.  Il punto fondamentale è che io invece auspico che, in vista anche di una stagione elettorale importate, qual è quella del 2017, possa avviarsi un dibattito all’interno della società e all’interno della comunità, molto più vasto, molto più articolato e molto più profondo di quelli che siamo stati abituati a vedere. Ciò attraverso un’assunzione di responsabilità ed evitando la delega in bianco alla politica, che in passato si è basata su un sistema del do ut des, che oggi non è più consentito”.

Va bene, però saprà che  di lei si parla come persona gradita sia ad ambienti di centrodestra che a quelli di centrosinistra, sarebbe disponibile ad una candidatura, se venisse richiesta, e con quale schieramento?

“Questo che dice dimostra che non sono un politico, poiché quando ho rivestito funzioni istituzionali, ho reputato di dover mantenere rapporti con tutti. Sul piano personale sono aperto al colloquio e al confronto con tutti coloro che ritengono di potere dialogare o confrontarsi. Credo che anche il tema degli schieramenti, in questo momento, non solo sia intempestivo, (tra l’altro alla vigilia di un referendum dalle conseguenze impreviste e imprevedibili, tale da determinare una fase di stallo alla politica nazionale, tutta concentrata su questa vicenda, in questo momento). Quindi anche il tema degli schieramenti, secondo me, è un tema elettorale. Noi oggi siamo in una fase ancora lontana, ma non troppo, da un tempo elettorale. Credo che occorra anche guardare al modo in cui, l’Università le varie istituzioni e i soggetti portatori d’interesse, sappiano sviluppare, insieme a cittadini, un  dibattito politico nuovo e più profondo per la Sicilia.

Qualcuno pensa che una sua potenziale candidatura, magari con un sostegno bipartisan, potrebbe essere utile per arginare l’ascesa del Movimento 5 Stelle. Sarebbe disposto a scendere in campo in questa logica?

“I 5 Stelle sono una realtà politica ineludibile. Intercettano la protesta e l’insoddisfazione della gente. Questa insoddisfazione nasce probabilmente dall’incapacità della politica di dare risposte di sistema. Ed è proprio alla creazione di un sistema che possa rigenerare la politica del pensiero alla quale noi guardiamo ma, ripeto, in questo momento sotto un profilo prettamente tecnico e culturale”.

Tornando ad ipotizzare una sua candidatura, pensa che potrebbe incorrere in qualche ostacolo, considerato che è stato assessore della Giunta Cuffaro?

“Ci penserò a tempo debito se una cosa del genere dovesse maturare. In generale nessuno può illudersi che qualsiasi vicenda della vita, che riguardi chiunque, possa essere priva di anticorpi. A questo punto, entrando nel merito specifico, ritengo all’epoca di avere svolto un ruolo in veste di tecnico e che nessuno mi possa contestare neppure un minimo di interesse politico o partitico. Ma sono fiero del fatto di aver portato a compimento un piano di rientro, che nessuno era riuscito a fare fino a quel momento, e che in 2 anni ha fatto risparmiare quasi 500 milioni alla Regione Siciliana. Devo dire che è stato l’unico piano di rientro in Italia che non ha subìto il commissariamento ministeriale, significa che dunque, all’interno di quel piano di rientro c’era qualche contenuto. Ecco, per tornare al discorso generale, mi piace guardare ai contenuti e non a problemi che in questo momento non stanno nell’agenda di lavoro, né mia, né della politica”.

Qualcuno, malignando sulla sua passione civile e politica, sostiene che lei abbia pronto da anni un manifesto elettorale, su cui attende soltanto di apporre un simbolo di partito…

“Beh, io non ho manifesti elettorali, non sono un bravo designer, ma ho certamente una personale vocazione all’interesse pubblico, nel senso che ho sempre cercato di svolgere i ruoli istituzionali che ho svolto e quelli che ancora continuo a svolgere nell’ambito del Consiglio Nazionale delle Ricerche, con un’attenzione ai problemi generali. I problemi generali sono il sale della politica e sono la ragione sociale, per così dire, della politica. E’ per questo che probabilmente i maligni dicono questo, ma la cosa mi lascia molto freddo e assolutamente indifferente. Credo che, se mi dovessi definire, mi definirei quello che i francesi chiamano civil servant ossia un servitore della cosa pubblica, nella quale sono stato impegnato per tantissimi anni, credo anche con quale sufficiente risultato. Il resto sta tutto nelle congetture o nelle idee o nei pensieri di chi s’interessa delle cose degli altri. Non appassiono a questo dibattito”.

Invece per quanto concerne il suo successore alla guida del Rettorato, qualche tempo fa c’è stata una velata polemica, è sembrato che Fabrizio Micari avesse qualcosa da ridire sulla sua stagione allo Steri…

Io ho contribuito con grande convinzione all’elezione di Micari, il quale ha espresso pubblicamente alcune riserve. Secondo me, un po’ mutuando quello che è avvenuto in questi giorni e che i giornali hanno chiamato ‘post-verità’, cioè la ricostruzione della verità dei fatti attraverso il personale specchio deformante. Probabilmente Micari ha portato avanti alcune cose lusinghiere ed è riuscito a far crescere i fiori sulla roccia; però nelle istituzioni non bisogna mai dimenticare il passato che ha consentito la trasformazione della sabbia in roccia, consentendo poi ai fiori di poter attecchire nei luoghi più impossibili. Questo è importante, non per una polemica personale, che non mi interessa né riguarda, quanto perché diventa un fatto diseducativo per i giovani. Se i giovani realmente pensano che esista o che debba esistere una dittatura del presente, senza il passato che ha preparato l’oggi, e senza l’oggi che tende a preparare al domani, secondo me abbiamo reso un pessimo servizio educativo ai giovani”.

Tornando ad un discorso prettamente politico, se in questo momento arrivasse davvero questa ventilata candidatura, lei accetterebbe?

“Offrire una candidatura significa mettere in campo un programma, un progetto, un’idea e una serie di intese e di alleanze, credo che non sia questo il momento. Per buona educazione qualsiasi proposta fatta va presa in considerazione. Io non vorrei mancare di educazione. Però il punto fondamentale è che siamo ancora molto lontani. Né lavoro né penso in questa ottica”.

Allora le faccio la domanda opposta. Da chi non accetterebbe un’eventuale proposta?

“Beh, prima ha detto che mantengo ottimi rapporti con tutti, allora ascolterei tutti, e poi sulla base di ciò che sarà detto, saprei prendere le mie decisioni”.

Quindi una scelta prevalente in base al programma, non allo schieramento?

“Credo che oggi, in un momento in cui sono definitivamente tramontate le ideologie e in cui lo stesso passaggio, abbastanza disinvolto, dei politici da un posto all’altro, conferma questa tendenza, i valori di riferimento sono la credibilità e la sostenibilità dei programmi”.

Ragionando per assurdo, non si sottrarrebbe neppure ad un invito dei 5 Stelle?

“Chi parla alla pancia di solito non ha percorso il sentiero dell’elaborazione intellettuale e culturale. Tenderei ad escludere questa possibilità. Forse è l’unica che escluderei realmente”.

Quindi un’apertura sia a destra che a sinistra?

“Non faccio aperture né a destra né a sinistra; in questo momento seguo un ragionamento che partendo dalle Università possa intercettare l’interesse della società civile sui progetti. Sarei disposto a dare una mano, se richiesto, a programmi che siano sostenibili e credibili. Oggi i punti di provenienza, come vede anche a livello nazionale, sono abbastanza confusi e modificabili. Se pensa che sul versante referendario del NO sono impegnati personaggi ritenuti tra loro incompatibile, credo che dovremmo aspettare un momento di rasserenamento e di riassestamento della vita politica del Paese e della Regione. Però ripeto, lavorando all’edificazione di un progetto futuro che possa realmente recuperare il capitale umano, l’occupazione giovanile e il potenziamento di questa terra per essere all’altezza della competitività globale. Tutto il resto sono solo parole”.

Come giudica l’operato dell’attuale giunta e del Presidente Crocetta?

“Un recente sondaggio di Demopolis ha evidenziato che il 51% dei siciliani hanno idea che la situazione complessiva sia peggiorata, il 45% ritiene che tutto sia rimasto inalterato, e solo il 4% percepisce un miglioramento. Io penso semplicemente che occorra fare qualcosa per portare quel 4% molto più in alto.

Dove vanno cercati i motivi della sostanziale insoddisfazione che i Siciliani manifestano rispetto al governo regionale?

“Soprattutto nella crisi della classe dirigente di questa Regione. Questo è un dato che non riguarda solo la politica, ma anche le pastoie della burocrazia, che dovrebbe invece andare verso una semplificazione. La situazione politica è abbastanza confusa anche all’interno della maggioranza, tale da determinare delle contrapposizioni che non hanno mai giovato alla soluzione reale dei problemi. Di incompiute potremmo parlare a dismisura: i rifiuti, i consorzi, il lavoro giovanile, il mancato arginamento della fuga dei cervelli e tutta una serie di fattori che dovrebbero trovare soluzione all’interno di un progetto strategico complessivo, che io non vedo in questo momento in questo momento. Vedo tanti singoli interventi di buona volontà e tante dichiarazioni d’intenti, ma che poi hanno una realizzazione lenta o inesistente. Penso che il Sud, se messo in movimento, possa davvero far crescere il PIL italiano. Ho questa speranza, che non è la speranza di una candidatura, ma quello che sto facendo all’interno dei sistemi che me ne danno l’opportunità: l’Università e il mondo della ricerca e dell’innovazione”.

E del quadro politico complessivo regionale cosa pensa?

“Il frazionamento che oggi ha il quadro politico regionale, lascia pensare più ad un tentativo di fidelizzazione elettorale di gruppi organizzati, che non in questo momento, alla volontà di costruire un grande progetto di cambiamento e di discontinuità che guardi ai soggetti non tradizionali della politica. Quindi fasce sociali molto più ampie oggi sono disaffezionate e troppo spesso, per protesta, finiscono per votare 5 Stelle o per non votare affatto. Non dimentichiamo che in Sicilia abbiamo eletto il presidente della Regione con meno del 50% degli elettori aventi diritto. Un presidente della Regione che, in turno unico prende il 32%, è nei fatti, l’espressione reale del 14% dei siciliani. Ci dobbiamo porre questo problema quando parliamo di politica o di possibili candidature. Dobbiamo interrogarci oggi, sui modelli possibili di rigenerazione dell’idea politica e dei valori della politica stessa. Ma per far questo occorrono una base, un’integrazione e un raccordo con il mondo dell’innovazione, con il mondo della conoscenza, con la qualità dei programmi. Ecco stiamo mettendo a disposizione questo, per rendere la politica più credibile”.