Cara di Mineo, la Procura etnea emette gli avvisi di chiusura delle indagini

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L’inchiesta sul Cara di Mineo verso la conclusione. Il filone catanese dell’inchiesta di “mafia capitale” che riguarda la gestione dell’appalto da 100 milioni di euro della struttura d’accoglienza è giunta al termine con l’emissione, da parte della Procura di Catania, degli avvisi di conclusione indagini.

Nomi eccellenti tra i destinatari del provvedimento. Nell’elenco degli indagati figurano, infatti, il sottosegretario all’Agricoltura ed esponente del Ncd in Sicilia, Giuseppe Castiglione, Luca Odevaine (ritenuto il collettore fra criminalità e politica nell’inchiesta romana), Paolo Ragusa (ex presidente di Sol.Calatino, la coop capofila dell’appalto), Giovanni Ferrera (ex direttore del consorzio di Comuni “Calatino Terra d’Accoglienza”), Anna Aloisi (ex presidente del consorzio e attuale sindaco di Mineo), tutti già informati dell’inchiesta sul Cara di Mineo con avvisi di garanzia. I reati contestati, a vario titolo, a una decina di indagati sono corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione di persona incaricata di pubblico servizio, entrambe finalizzate ad acquisire vantaggi elettorali; turbata libertà del procedimento di scelta del contraente.

“Dopo 18 mesi da quando sono stato indagato, adesso – ha commentato il sottosegretario Giuseppe Castiglione- potrò dare le mie spiegazioni, chiarirò all’autorità giudiziaria puntualmente la mia posizione ed il mio comportamento cosi’ come dimostrato nelle sedi istituzionali improntati a massima trasparenza, rigore e correttezza”.

Il bando da cento milioni assegnato al consorzio temporaneo d’impresa “Casa della Solidarietà” (composto dal consorzio Sisifo di Legacoop, Senis Hospes e La Cascina vicine a Comunione e Liberazione, dal consorzio Sol Calatino e dalla Pizzarotti di Parma proprietaria del residence) è stato bloccato dal presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone che lo definì un “abito su misura”.