Mafia, il comandante carabinieri Di Stasio: “Ancora viva e gestisce tanti business”

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omicidio di cerda

Mafia, il comandante carabinieri Di Stasio: “Ancora viva e gestisce tanti business”. “Oggi pur se è passato il tempo delle stragi e sono stati inferti duri colpi al fenomeno mafioso, Cosa Nostra, benché debole, è ancora viva e il suo scopo è rimasto lo stesso: gestire innumerevoli business”. A dirlo all’AdnKronos è il colonnello Antonio Di Stasio, comandante del Comando provinciale di Palermo, a proposito dello “stato di salute” di Cosa nostra, che, nonostante i colpi inferti dallo Stato negli ultimi anni tenta ogni volta di riorganizzarsi.

“Storicamente la mafia, attraverso la sua struttura radicata e verticistica – spiega – ha influenzato e condizionato il tessuto sociale, amministrativo ed economico, “avvelenando” l’intero territorio a causa di una solida e capillare presenza garantita dalle famiglie e dai mandamenti. Il controllo del territorio ha generato, nei fatti, scontri sanguinari e faide decennali”. Una presenza quella della criminalità organizzata che “altera l’economia reale e la leale concorrenza” nei vari settori economici, di volta in volta, interessati da fenomeni di infiltrazione. Un esempio? L’edilizia. “Un campo ancora oggi controllato in maniera minuziosa ed attenta dalle famiglie mafiose, così come dimostrano le risultanze investigative dell’operazione “Grande Passo 4″ dell’ottobre scorso”, aggiunge Di Stasio.

“L’aggressione dei patrimoni mafiosi costituisce uno degli obiettivi principali dei carabinieri di Palermo nella lotta a Cosa Nostra. Solo sottraendo alla mafia i beni accumulati e gestiti con criteri criminali, è possibile ristabilire quei fattori di legalità necessari per lo sviluppo economico”. Ne è convinto il colonnello Antonio Di Stasio per il quale l’azione di contrasto a Cosa nostra si gioca proprio sul fronte dell’aggressione alle ricchezze accumulate dai boss.

“Il contrasto alla criminalità organizzata – spiega Di Stasio all’AdnKronos – non può prescindere dall’individuazione e dalla sottrazione dei patrimoni perché la loro disponibilità dà grande potere agli affiliati”. A testimoniarlo ci sono le intercettazioni. “Come emerge dalle indagini – prosegue il comandante provinciale dei carabinieri di Palermo – la principale preoccupazione per tutti i mafiosi è la tutela delle proprie ricchezze. Un aspetto che nella mentalità criminale è ritenuto prioritario persino rispetto alla durezza della vita in carcere da parte degli affiliati (il 41 bis, ndr)”.

Gli “affari” prediletti da Cosa nostra restano quelli tradizionali: il racket delle estorsioni, l’usura, il traffico di stupefacenti, il pizzo sugli appalti pubblici, la gestione dei centri scommesse, il controllo delle slot machine o delle sale il bingo. “Attività criminali – prosegue Di Stasio – da cui la mafia trae risorse finanziarie che investe nei circuiti dell’economia legale, tentando di “pulire il denaro ricavato”. In questo modo “l’economia mafiosa “droga” quella legale, alterando i principi del libero mercato e della concorrenza leale, facendo leva sul connubio tra le ingenti somme di denaro disponibili e la forza intimidatrice”.

Ecco perché la confisca dei beni mafiosi ha un duplice risultato. Da un lato fiaccare Cosa Nostra, colpendola in quello che ha di più caro, dall’altro “affermare la sovranità dello Stato con la restituzione ai cittadini e alle Istituzioni dei patrimoni illecitamente accumulati dalla mafia. L’impiego per finalità sociali del bene confiscato costituisce un importante strumento per l’affermazione e la diffusione della legalità” spiega il comandante provinciale dei carabinieri di Palermo. “Occorre non perdere la memoria della provenienza del bene, specie quando viene impiegato come presidio di legalità – aggiunge Di Stasio -. Oggi solo l’Arma ha nella provincia di Palermo dieci strutture oggetto di confisca che sono state adibite a Stazione Carabinieri, vero e proprio comando a vocazione territoriale, tra cui quella istituita nel quartiere dello Zen”.

E’ il traffico di droga il business principale di Cosa nostra e nel Palermitano fioriscono le coltivazioni di marijuana fai da te. Con le casse a secco a causa di una crisi economica che fiacca le attività commerciali e rende gli ‘introiti’ del pizzo sempre più precari i boss sono ‘ossessionati’ dalla ricerca di denaro. “Anche le casse della criminalità organizzata hanno risentito fortemente degli effetti della crisi economica con la chiusura di molte attività commerciali, l’edilizia ferma al palo, le opere pubbliche e le gare d’appalto, sempre più difficili da controllare ed influenzare”, dice all’AdnKronos il comandante provinciale dei carabinieri di Palermo, Antonio Di Stasio.

“Durante le attività investigative – afferma – è frequente annotare lamentele dei mafiosi per la mancanza di picciuli (soldi, ndr): la ricerca di denaro è una necessità primaria, un pensiero fisso, quasi un’ossessione perché servono molti soldi per mantenere le famiglie dei detenuti e per pagare le spese legali. Il mercato degli stupefacenti diventa necessariamente il business privilegiato che permette di rimpinguare le casse delle famiglie”. Qualche giorno fa in un appartamento in via Fondaco, i carabinieri hanno trovato un laboratorio di crack e arrestato un nigeriano di 34 anni. “Un caso isolato, un fenomeno marginale – dice il colonnello Di Stasio – che, comunque, viene tenuto sotto controllo”.

Quello che, invece, emerge dalle indagini, è come nel tempo siano cambiati canali e interlocutori nel traffico di droga. “Negli anni ’80 la Cupola faceva affari con gli americani, all’epoca ogni famiglia aveva una propria raffineria con tanto di chimici che trasformavano la morfina in eroina – spiega il comandante provinciale dei carabinieri -. La Spagna, il Nord Africa, l’asse con Napoli sono solo alcune delle strade percorse dalla Mafia. Oggi non è più così, anche in ragione delle mutate richieste del mercato. L’eroina è quasi scomparsa dalle strade, il prezzo della cocaina, che prima era la droga dei ricchi, è sceso notevolmente ed è divenuto accessibile a chiunque”.

“Registriamo, di contro, una costante crescita di piantagioni di cannabis fai da te con numerose coltivazioni scoperte dall’inizio dell’anno – conclude -. Traducendo in numeri, solo nell’ultimo periodo, nel territorio di Partinico, sono decine le piantagioni individuate dai carabinieri che hanno arrestato complessivamente 13 persone e distrutto circa 2.000 piantine del valore di diversi milioni di euro”. (AdnKronos)