Ministro Orlando a Palermo visita la scuola Falcone: “Non dobbiamo abbassare la guardia”

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Non dobbiamo abbassare la guardia. La mafia cambia, a volte sembra inabissarsi, nascondere il proprio volto militare, ma tenta sempre di esercitare il proprio controllo sul territorio. Investe i proventi criminali nell’economia legale e attraverso questa leva costruisce anche consenso sociale. Sul versante repressivo sono stati inferti tanti colpi alla criminalità organizzata. Questo testimonia che il nostro impianto legislativo funziona. Con l’approvazione del nuovo codice antimafia, lo rafforzeremo”. Cosi’ sul suo profilo Facebook il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, oggi in visita a Palermo. Dapprima ha incontrato i vertici della magistratura palermitana nel palazzo di Giustizia del capoluogo siciliano. Poi si e’ recato alla scuola Falcone, nel quartiere Zen, bersaglio nei giorni scorsi di intimidazioni.

“Non basta, tuttavia, la magistratura, non basta il lavoro delle forze dell’ordine – sottolinea il ministro Orlando -. Serve la politica, un ruolo attivo della societa’ civile, serve soprattutto prosciugare i pozzi di poverta’ che alimentano la manovalanza mafiosa e il sostegno sociale alle mafie, che torna ad essere preoccupante. C’e’ un tema mezzogiorno che deve tornare ad essere questione nazionale. Ridurre le distanze deve essere la nostra preoccupazione quotidiana”.

“La mia visita a Palermo di oggi ha questo senso – aggiunge Orlando -. Non dobbiamo mobilitarci solo di fronte a fatti eclatanti o violenti. Dobbiamo dimostrare di saper reagire anche rispetto a fatti che possono sembrare minori. Siamo vicini agli uffici giudiziari. Siamo vicini al mondo della scuola, ai presidi, insegnanti, associazioni che fanno un lavoro importante di diffusione della cultura della legalità. Serve un’alleanza tra istituzioni e società per rimettere la lotta alle mafie al cento del dibattito pubblico. A settembre con gli Stati generali del contrasto alla criminalità organizzata vogliamo dare concretezza a questo percorso. Intanto oggi volevo essere allo Zen per ribadire la nostra indignazione, per non minimizzare, per non abbassare la guardia”.