Terremoto nel Belice 50 anni dopo, il presidente Mattarella a Partanna: “Fiducia nel futuro”

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Cinquant’anni dopo quella notte che sconvolse la Valle del Belice, seminando morte e distruzione, i sindaci dei 21 Comuni compresi tra Trapani, Agrigento e Palermo travolti dal sisma guardano con fiducia al futuro, senza piangersi addosso ma chiedono che lo Stato finalmente onori i propri impegni e saldi il suo debito.

Lo fanno, guidati dal loro coordinatore, Nicolò Catania, davanti al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accolto tra gli applausi a Partanna, dentro e fuori l’Auditorium “Giacomo Leggio” della cittadina trapanese.

“Non possiamo non ricordare che allo Stato e al Governo che il Belice è ancora creditore, come ha anche accertato l’ultima Commissione bicamerale sulle questioni della ricostruzione nel 1996, in cui si dà atto del fallimento dell’intervento dello Stato”, ha detto Catania, parlando di “non più ineludibile né rinviabile necessità che le istituzioni onorino il loro debito. Noi vogliamo costruire bellezza”.

Un monito a completare la ricostruzione è venuto dal presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, una ricostruzione “iniziata tardi e male” che certifica “un parziale fallimento” dello Stato.

“I sindaci sono il riferimento primo delle nostre comunità che compongono il nostro Paese – ha detto Mattarella -. Nei giorni scorsi alcuni sindaci del Belice hanno detto: stiamo costruendo il futuro. Questa affermazione non e’ soltanto un messaggio di rassicurazione ma manifesta orgoglio protagonista, determinazione per lo sviluppo della vita di queste comunità, convinzione di poter superare, con il necessario sostegno della comunità nazionale, le difficoltà che rimangono nel presente. Quelle parole manifestano ragionevole, fondata fiducia nel futuro. Questa zona ha sollecitato l’intero Paese, per più aspetti a rinnovarsi”.

Ad ascoltare l’intervento del capo dello Stato, tra gli altri, il ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, il sottosegretario alla Salute, Davide Faraone, gli assessori regionali Roberto Lagalla (Formazione) e Vittorio Sgarbi (Beni culturali), il senatore di Forza Italia, Renato Schifani, il capogruppo del Pd all’Ars, Giuseppe Lupo, il presidente di AnciSicilia e sindaco di Palermo, Leoluca Orlando.

Le celebrazioni che si aprono oggi vogliono essere uno sguardo al futuro ma inevitabilmente anche uno rivolto al passato: alle vittime di quella notte tra il 14 e il 15 gennaio del 1968, ai tanti soccorritori, alle vittime e ai loro familiari.

Durante la cerimonia, momenti toccanti quando sono state consegnate le “targhe alla memoria” a coloro che si distinsero in occasione del tragico sisma per l’aiuto prestato alle popolazioni terremotate.

Ricordati i quattro vigili del fuoco Giuliano Carturan, Savio Semprini, Alessio Mauceri e Giovanni Nuccio; l’appuntato dei Carabinieri Nicolo’ Cannella. Una terza targa alla memoria di Don Antonio Riboldi è stata consegnata al vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero: “Si sentiva uno di noi pur essendo un uomo del Nord, si è fatto nostro fratello e nostra voce in tutto”, ricorda Mogavero.

Riconoscimento anche a Ivo Soncini, il vigile del fuoco che per primo soccorse ed estrasse dalle macerie Eleonora Di Girolamo, la piccola “cudduredda” che morì alcune giorni dopo il salvataggio.

Dopo la serenata “Cocciu d’Amuri” di Lello Analfino “dedicata alla Sicilia, di cui siamo innamorati”, l’attore napoletano Alessandro Preziosi ha letto alcuni frammenti del monologo “Nel ricordo della Valle del Belice”. Mezzo secolo dopo, un modo per non dimenticare e guardare avanti.