Docufilm sul generale Mori, l’assessore Vittorio Sgarbi: “Procura di Palermo eversiva”

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“Ritengo che non stiamo facendo nulla che possa essere chiamato illegittimo, nulla che possa essere giudicato immorale o irrituale. Questo è un luogo dove si discutono i fatti, come ogni Parlamento, si ascoltano le parti e si ascoltano due innocenti assolti due volte”.

Lo ha detto l’assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana, Vittorio Sgarbi, durante il suo intervento prima della proiezione, nella Sala Mattarella di Palazzo dei Normanni, sede dell’Ars, a Palermo, del docufilm di Ambrogio Crespi “Generale Mori – Un’Italia a testa alta”.

“Se ci fosse una giustizia in Italia non dovremmo essere qui a denunciare, da soli, minacciati da facinorosi fiancheggiatori politici, l’intollerabile e incostituzionale comportamento di alcuni magistrati di Palermo – ha aggiunto Sgarbi – come Antonino Di Matteo, Vittorio Teresi, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia, i quali, da anni, impunemente, in nome di una giustizia fatta a loro immagine e somiglianza, si rendono responsabili di quella ‘violenza a corpo politico, amministrativo e giudiziario dello Stato’ che loro stessi, con eversiva insubordinazione, rovesciano contro i vertici e gli ufficiali del Ros dei carabinieri, Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno, arbitrariamente affiancati a Marcello Dell’Utri”. “L’attivita’ del M5s in favore del magistrato Nino Di Matteo è legittima – ha sottolineato Sgarbi – ma rischia di colorare quel pm di un colore politico, e di farlo diventare l’eroe non di un’azione giudiziaria ma di un’azione che vede dare a Di Matteo il loro colore politico. Le teorie dei magistrati, che coinvolgono due presidenti della Repubblica e un ministro dell’Interno, sono eversive e pretendono di affermare uno Stato parallelo sulla base dell’asserita autonomia giudiziaria. In un’aula di tribunale non e’ consentito continuare a tollerare la iattante persistenza di questo gravissimo conflitto istituzionale. La Procura di Palermo non può processare lo Stato – ha concluso -. La pretesa va posta all’attenzione del Csm, del ministro della Giustizia, del presidente dell’Anac”. (Italpress)