415 gazebo del Pd in Sicilia, obiettivo 50mila elettori per superare il M5S

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Davide Faraone ha un obiettivo, portare nei gazebo del Pd in Sicilia oltre 50 mila elettori per superare i voti espressi dai 5 stelle sulla piattaforma Rousseau per l’immunità a Salvini. Dunque, obiettivo 50 mila votanti. “E credo che riusciremo a raggiungere e superare questa quota”, dice il segretario del Pd in Sicilia.

Faraone a Palermo ha trova una lunga fila davanti al seggio; almeno 250 persone in attesa di esprimere la preferenza per il segretario tra Zingaretti, Martina e Giachetti. L’affluenza, assicura Faraone, è in effetti alta in tutti i 415 seggi siciliani e in particolare in quelli delle aree metropolitane.

A Palermo giunge comunque l’eco delle polemiche sul numero insufficiente dei gazebo che avrebbe limitato la partecipazione. A Enna si annunciano denunce alla magistratura, a Capaci (il paese della strage Falcone) il segretario locale del Pd ha annunciato le dimissioni perché gli elettori e i simpatizzanti devono recarsi a Carini.

Il sindaco Pietro Puccio ha fatto sapere che non andrà per questo a votare. Faraone cerca di abbassare i toni delle polemiche e assicura che il numero dei seggi è di poco inferiore a quello di precedenti primarie. “Nei gazebo – dice Faraone – si trovano 1.500 volontari. Dobbiamo essere grati a questa gente come anche agli elettori in fila che ci stanno mandando un forte messaggio. Stanno dimostrando – aggiunge Faraone – che non sono interessati ai burocrati e alle manovre sugli assetti interni del partito. Sono invece qui per sostenere l’unica forza politica che fa opposizione a un governo responsabile di politiche dannose per il Mezzogiorno e per il Paese”.

Polemiche a Capaci dove non è stato predisposto alcun gazebo

Salvatore Roccalumera, segretario del Pd di Capaci, Comune del Palermitano di circa 12 mila abitanti dove nel ’92 avvenne la strage Falcone, si è dimesso dalla sua carica per protestare contro la decisione del partito di non prevedere un gazebo per le primarie e costringere gli elettori, inoltre, ad andare a Carini e non nel più vicino comune di Isola delle Femmine. E il sindaco di Capaci, Pietro Puccio, ex presidente della Provincia di Palermo, ha deciso di non votare.

“Non posso starmene con le mani in mano – dice Roccalumera – e subire una scelta che può essere giustificata solamente dal fatto che i risultati di Capaci nelle passate primarie non sono stati di gradimento di chi oggi occupa i vertici del partito. Ma per questo non si può impedire la partecipazione di persone che con grande entusiasmo hanno sempre sostenuto il Pd in un paese simbolo della lotta alla mafia”.

Il sindaco Puccio spiega: “con profonda amarezza non andrò a votare. In tanti comuni della Provincia è stato impedito, dall’accoppiata Faraone-Rubino (Davive Faraone, segretario del Pd in Sicilia e Antonio Rubino, della segreteria regionale, ndr), di allestire i gazebo. Per quanto mi riguarda lo considero uno sfregio al Pd, al mio comune e alla storia democratica di Capaci. Tutto questo è insopportabile. Una vergogna perpetrata da chi, pur di tutelare sé stesso, sfregia il Pd”.

Intanto, esponenti del Pd e sindaci di Petralia Sottana, Lascari, Villabate, Santa Flavia, Casteldaccia, Bolognetta, tutti nel POalermitano, spiegano che “qualcuno ha deciso di impedire la partecipazione. E’ inammissibile non allestire gazebo nei comuni a guida Pd, soltanto perché gli amministratori sono a favore a Zingaretti”.

La replica di Antonio Rubino

 “Vengo chiamato in causa dal sindaco di Capaci, Pietro Puccio, per una storia che riguarda il gazebo di quel Comune del quale, sinceramente, non so parlare non essendo componente della Commissione di Palermo”. Lo afferma Antonio Rubino, della segreteria regionale del Pd. “Tuttavia, come è mio costume, non starò in silenzio di fronte all’ennesima aggressione verbale da parte dei zingarettiani. Ricordo bene, infatti, che durante le amministrative di Capaci l’attuale primo cittadino ha accuratamente evitato che qualsiasi esponente del Pd mettesse piede in quel comune – aggiunge Rubino – per non etichettarsi salvo scoprire oggi un senso di appartenenza che non gli conoscevo. Sarebbe intellettualmente più onesto dire la verità e cioè che la sua area, quella legata ad Antonello Cracolici (deputato regionale del Pd, ndr), gli ha chiesto di aprire la polemica sfruttando strumentalmente il nome del Comune che amministra. Ognuno è libero di fare ciò che pensa, ma arrivare a questo degrado politico, esponendo un’intera comunità a biechi interessi di corrente, è semplicemente vergognoso”.