Terzo sequestro di beni mafiosi in meno 24 ore nel Trapanese

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Agenti Dia in azione

Terza operazione antimafia in meno di ventiquattr’ore in territorio trapanese. Questa mattina, alle prime luci dell’alba, gli uomini della Dia di Trapani, guidata dal capocentro di Palermo Riccardo Sciuto, hanno sequestrato beni per un valore complessivo di oltre 5 milioni di euro. Ad essere colpiti dal provvedimento sono stati l’imprenditore mazarese Vito Di Giorgi, 64enne, il suo nucleo familiare.

La proposta di applicazione della misura di prevenzione patrimoniale, avanzata dal Direttore della Dia Nunzio Antonio Ferla, è stata accolta dal Tribunale, che ha emesso il relativo provvedimento condividendo le investigazioni condotte dalla Dia trapanese, d’intesa con il Procuratore Aggiunto Bernardo Petralia.

Di Giorgi è un noto imprenditore operante nei settori edile ed immobiliare e per gli investigatori “pur non annoverando a proprio carico condanne per il reato di 416 bis, rientra nel novero dei soggetti indiziati di ”appartenenza” ad una associazione di tipo mafioso”.

Già nel luglio del 1996 fu sottoposto alla misura della ”sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza, per la durata di quattro anni quattro”.  Il provvedimento fu preso per ”gravi indizi in ordine alla sua appartenenza alla consorteria mafiosa operante nel territorio di Mazara del Vallo, già facente capo a Mariano Agate”.

Il sequestro di oggi nasce perché l’imprenditore  è indiziato di aver fittiziamente trasferito a terzi, attraverso un’articolata sequenza di operazioni finanziarie, immobiliari e societarie, con la complicità dei propri famigliari e di alcuni “compiacenti professionisti, parte rilevante del patrimonio immobiliare della Simed s.r.l”. Quest’ultima società, con sede in Mazara del Vallo, è già stata sottoposta a confisca di prevenzione (definitiva).

L’attività di indagine condotta dalla Dia trapanese è originata da una segnalazione di operazioni finanziarie sospette. Secondo gli inquirenti  Di Giorgi, nonostante il provvedimento di confisca, per circa un ventennio ha continuato a gestire occultamente la Simed s.r.l. Gli accertamenti economici e reddituali effettuati hanno evidenziato, tra l’altro, l’esistenza di un patrimonio il cui valore è risultato sproporzionato rispetto al reddito dichiarato.

Fra i beni sequestrati figurano cinque appartamenti; due fabbricati industriali; un magazzino; tre 3 lotti di terreno; otto depositi bancari; l’intero capitale sociale ed il compendio aziendale di cinque società di capitale.

Si tratta, dicevamo in apertura, del terzo sequestro in due giorni in un territorio setacciato con attenzione dagli investigatori. La cattura a Matteo Messina Denaro è una priorità e per raggiungere l’obiettivo occorre fare terra bruciata attorno al boss. Ieri, in due diverse operazioni sono stati sequestrati rispettivamente quattro milioni di beni a Mazara del Vallo, a padre e figlio imprenditori con il pallino della politica e tre milioni ad un altro noto imprenditore di Trapani.

(Foto Askanews)