Continuano le epurazioni in Turchia: novemila persone silurate

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il presidente turco Erdogan

Continuano le epurazioni in Turchia. Sono arrivate a quasi novemila le persone sollevate dai loro incarichi, tra prefetti, poliziotti, gendarmi ed alti burocrati dei distretti provinciali.

Nel clima di tensione post golpe ancora scontri armati vengono segnalati in diverse zone del Paese e aumentano i casi di liste di proscrizione “sillana” nei confronti di tutti i sospettati di aver partecipato al fallito colpo di stato attuando un comportamento arbitrario e di vendetta con l’eliminazione di tutti quei soggetti ostili al governo.

Il susseguirsi di azioni militari, da parte delle forze armate regolari, testimonia una situazione nel Paese non del tutto stabilizzata ed ancora potenzialmente minacciosa per l’ordine statuale.

Diverse sono le preoccupazioni tra le cancellerie di mezzo mondo per le dichiarazioni del Ministro della Giustizia turco Bekir Bozdag, sul possibile coinvolgimento degli Stati Uniti nel tentativo di golpe. “Se gli Stati Uniti sosterranno Fethullah Gülen, negandone l’estradizione in Turchia con l’accusa di aver organizzato il fallito golpe, questo danneggerà la loro reputazione. Non penso che continueranno a proteggere una persona del genere”. Queste sono state le ultime dichiarazioni del plenipotenziario turco, innescando una pesantissima replica da parte del Segretario di Stato statunitense Kerry.

“Gli Stati Uniti non hanno interesse ad ostacolare l’eventuale estradizione di Gülen, ma finora non è arrivata né la richiesta formale né le prove per l’estradizione . La richiesta formale deve arrivare tramite i canali legali e servono vere prove, non accuse. Dobbiamo vedere vere prove che reggano il giudizio per l’estradizione”, ha spiegato Kerry.

Fethullah Gülen, predicatore e politologo turco, nonché leader del movimento Gülen che vive dal 1999 a Saylorsburg, in Pennsylvania, ha dichiarato: “C’è la possibilità che il golpe di stato in Turchia sia stata una messa in scena per continuare ad accusare i miei sostenitori. Non penso – ha replicato – che il mondo possa credere alle accuse del presidente Erdogan. Ora che la Turchia ha intrapreso il sentiero della democrazia non può tornare indietro”. (davide bruno)