La Chiesa contro i Pokemon: Rendono i giovani schiavi del totalitarismo

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Pokemon Go al centro di aspre polemiche

La Chiesa contro i Pokemon Go. Succede a Noto, splendida cittadina barocca del siracusano dove il vescovo Antonio Stagliano va giù duro sul gioco che sta spopolando tra giovani e non.

 “I Pokemon Go creano dipendenza a un sistema totalitaristico che è pari a quello nazista. Ecco perché combatto quest’app che sta alienando migliaia e migliaia di giovani” – spiega il vescovo che ha ingaggiato una battaglia contro questo gioco virtuale. Ad accrescere la rabbia del vescovo, il fatto che l’app individua la cattedrale di Noto come uno dei tanti Pokestop disseminati in tutto il Mondo.

In effetti i cacciatori di Pokemon non vanno troppo per il sottile. A Palermo si sono scatenati nella caccia persino davanti alla stele ch ricorda la strage di Capaci. Monumenti, chiese, luoghi simbolo, nulla sfugge alla fantasia dei creatori del gioco virtuale. E poco importa se qualcuno viene beccato contromano in autostrada, come successo in Toscana, alla ricerca di Pokemon o se un villaggio belga si veda piombare centinaia di persone da tutto il Paese alla ricerca cerca dei personaggi tanto ambiti.

Ad accrescere la rabbia del vescovo, il fatto che l’app individua la seicentesca cattedrale di Noto come uno dei tanti Pokestop disseminati in tutto il Mondo. “Addirittura la Cattedrale è una palestra dove ci si può allenare e fare crescere i Pokemom. Bisogna invece fermare questa passione e fare diventare protagonisti i giovani che sono portatori di entusiasmo e di passione e devono andare in giro per il mondo a portare la parola di Cristo e a trasmettere valori positivi”.

“I Pokemon non si possono salvare – aggiunge per questo don Stagliano – perché creano una realtà parallela, in cui i ragazzi si divertono a catturare in giro per le città i mostri tascabili secondo una regia totalitaria e dove manca la partecipazione attiva e cosciente. Bisogna avere il coraggio di servirsi del proprio intelletto e non essere telecomandati, bisogna far uscire l’uomo da una condizione di minorità di cui egli stesso è responsabile”.