Mimmo Cuticchio con La Macchina dei Sogni ricorda l’etnografo Pitré

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Natale con l'opera dei pupi
mimmo cuticchio con i pupi in scena

Mimmo Cuticchio con La macchina dei Sogni ricorda dal 16 al 18 settembre l’etnografo Pitré. Un impegno verso la memoria della città: ricordare Giuseppe Pitrè, il suo lavoro, il suo studio, la catalogazione infinita di gesti, temi, giochi, indovinelli, frasi, canzoni, novelle, luoghi e oggetti che segnano l’anima più forte di Palermo.

Per il secondo anno consecutivo La Macchina dei Sogni, il festival del teatro di figura creato da Mimmo Cuticchio, trentatré edizioni fa, è dedicata al grande etnografo siciliano, nel centenario della morte. E se l’anno scorso, il festival aveva trovato una sua ragion d’essere al Museo Etnografico che porta il suo nome e che custodisce tutto ciò che Pitrè aveva raccolto durante la sua esistenza, quest’anno il festival trova un nuovo luogo simbolico in piazza Sant’Oliva, dove è ancora la casa in cui lo studioso ha vissuto e un busto ricorda l’etnografo.

Ma per la prima volta la piazza diventa un palcoscenico, anzi più palcoscenici: da venerdì 16 a domenica 18 settembre, narratori, artisti, attori, burattinai, favolisti invaderanno la piazza e proporranno spettacoli e performance. L’ingresso è libero, lo spettacolo serale sarà trasmesso da Radio3 Rai.

La Macchina dei Sogni è promossa dal Comune di Palermo. “Mimmo Cuticchio è stato dichiarato cittadino onorario di Palermo proprio per aver saputo esprimere nella sua attività quella che è, e vorremmo che sempre più fosse, la cifra culturale della nostra città: coniugare radici ed ali, evitando al contempo il soffocamento da radici e la volubilità di ali senza solido ancoraggio”, spiegano il sindaco Leoluca Orlando e l’assessore alla cultura Andrea Cusumano.

“Ricordare Pitrè è un atto doveroso, un impegno verso la memoria più autentica della città di Palermo, profondamente influenzata ancora oggi da un tessuto teatrale e popolare tanto vivo quanto necessario – dice Mimmo Cuticchio – Le rappresentazioni, i canti, i cunti, persino i giochi dei fanciulli, sono un segno tangibile di alcune parti dello sterminato universo popolare che Giuseppe Pitrè documentò nei venticinque volumi della Biblioteca delle tradizioni popolari”.

Mostre e luminarie. Non solo spettacoli: la “Macchina dei sogni” racchiude mostre, scenografie, particolarissime illuminazioni – le Luminarie dei sogni, opera di sei giovani artisti (Martina Brancato, Alessia D’Amico, I mangiatori di patate, Grazia Inserillo, Gabriele Genova, Mattia Pirandello) – provenienti dalle scuole di scenografia e di scultura dell’Accademia di Belle Arti, saranno collocate sul prospetto della casa in cui visse e morì Giuseppe Pitrè – e l’arredo urbano ispirati ai temi dello studioso e al periodo in cui egli visse. E una mostra sul teatro popolare, più ampia e approfondita rispetto a quella dello scorso anno, coinvolge sia i docenti che gli studenti dell’Accademia, che ampliano uno studio iniziato due anni fa, sulle fiere e i teatri di legno (i famosi Casotti) costruiti nel Settecento alle porte della città, rifugio per i gruppi itineranti. La mostra “Viva Pitrè” è a cura di Fabrizio Lupo.

Gli artigiani. Giuseppe Pitrè fu un narratore di uomini e tradizioni: nella “Macchina” non possono mancare quei mestieri che l’etnografo documentò con passione meticolosa. Ospitati nelle famose “cabine” che da inizio secolo accolgono i bagnanti sulla spiaggia di Mondello – anch’esse parte della memoria collettiva, concesse dalla Mondello Italo Belga – rinascono i mestieri artigianali che pochi affezionati tengono in vita: si potranno ammirare le icone bizantine di Stefano Canzoneri,  gli strumenti musicali di Gabriella Carlino e Gianfranco Di Miceli, i pupi palermitani di Nino Cuticchio, sbalzo dei metalli di Emanuele Salamanca, il puparo Francesco Salamanca, le antiche tappezzerie di Rocco di Cara, la pittura su vetro di Rosi Di Gaetano, i lavori in ferro di Carmelo Giuè, la pittura di carretti di Filippo Grillo, le statue dei presepi di Marco Guttilla, gli arazzi di Maria Grazia Inserillo, i giocattoli di Chiara Lo Galbo, le “pignate” di Luigi Schiavo, i lavori al tornio di Giuseppe e Guglielmo Vitrano.