Padre Pino Puglisi: Palermo ricorda il parroco martire ucciso dalla mafia

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padre pino puglisi
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Padre Pino Puglisi: Palermo ricorda il parroco martire ucciso dalla mafia 23 anni fa, nel giorno del suo compleanno, da un killer poi convertito dal suo sorriso. Generazioni di palermitani hanno conosciuto durante la sua lunga attività di pastore buono e gioioso, padre Pino Puglisi, capace di ascoltare e di accogliere quelli che considerava suoi figli.

Per decenni il prete martire, beatificato il 25 maggio 2013, si è fatto compagno di anime fragili e in crescita, tirando fuori fiducia e bellezza. Poi è arrivato a Brancaccio e anche lì, dove molti vedevano solo assenza di speranza e di possibilità di una redenzione, da parroco ha costruito una comunità e messo in moto energie, scontrandosi inevitabilmente con quei mafiosi che della bellezza e della libertà sono nemici.

Questa bellezza e questa gioia oggi vengono celebrate dalla Chiesa guidata da Corrado Lorefice, che con il sacerdote ha collaborato, e dalla città. Ieri sera una fiaccolata ha illuminato la notte di Palermo. Questa mattina “un fiore per don Puglisi’, con l’omaggio silenzioso di numerosi palermitani in Cattedrale, dove sono custodite le spoglie di 3P, padre Pino Puglisi, dentro una grande spiga di grano realizzata in marmo, segno di una vita che donata per intero continua a dare frutto.

Poi la celebrazione eucaristica alle 18 in cattedrale e dalle 20.30 “Festa con 3P”, con don Corrado e don Ciotti, pensata come un messaggio alla città per ricordare il suo sacrificio e il suo impegno, soprattutto ai più giovani che ancora non lo conoscono. Un’iniziativa alla quale hanno aderito decine di artisti. Saranno presenti anche dieci ragazzi del carcere minorile di Trapani che hanno chiesto un permesso per essere presenti.

Il vescovo ha voluto con forza questa iniziativa e ha chiamato a raccolta tutti coloro che hanno operato sotto il segno di padre Puglisi. L’idea è di ridare al suo messaggio un’attualità che non hai mai perso e che ora deve passare ai giovani. “Noi non ricordiamo l’uccisione di Puglisi, noi ricordiamo il suo messaggio che era gioia”, spiegano gli organizzatori, “Lorefice è stato chiaro: parliamo con tutti”.

Spiega padre Francesco Michele Stabile: “Non piangiamo un uomo morto, ma viviamo nella gioia di un uomo risorto. Puglisi non stette mai zitto, anche davanti alle autorità stette sempre in piedi, mise alla gogna la mafia, fu una spina nel fianco di Cosa nostra, togliendole l’aureola che si era costruita e fece rialzare la testa a tanti giovani. Vogliamo sottolineare che Puglisi era un grande educatore e questo aspetto non e’ mai stato messo abbastanza in evidenza in questi anni”.

La curia sta pensando alla realizzazione di un centro-laboratorio dedicato a Puglisi, un luogo dove sia possibile raccogliere i documenti legati alla sua vita”, ma anche fare studi e riflessioni, progettare interventi. La richiesta, ha spiegato, è partita dal basso, ma Lorefice l’ha subito sposata. Tra gli artisti presenti stasera Moni Ovadia, Roberto Lipari, Salvo Piparo, Sei Ottavi, Lucina Lanzara, Lassatil Abballari, Coro Polifonico del Balzo, Stefania Blandeburgo, Compagnia del Ciclope, Pirati dello Spirito, Sergio Munafò, Compagnia Movimento e Danza, Cris Peace, Volontari Clown Vip.

“E’ vero non abbiamo niente, ma possiamo rimboccarci le maniche. E se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto”. Poche parole che contengono un punto cruciale del pensiero e del cuore di Padre Pino Puglisi. Il 29 settembre 1990 diventa parroco di San Gaetano, a Brancaccio, chiamato dal cardinale Salvatore Pappalardo. Al suo fianco alcune assistenti sociali volontarie della scuola di servizio sociale Santa Silvia. Qui continua a fare quello in cui crede: il Gesù che ha vissuto e raccontato non può restare nel chiuso delle chiese o solo fra le persone che frequentano la parrocchia, ma deve portare la pace e la giustizia ovunque, in ogni strada, anche laddove la mafia vuole dominare le persone.

Nel quartiere ,tanti problemi e nessuno cercava di risolverli, nemmeno gli amministratori locali. Bisognava costruire una vita buona per tutti, lontano dalla paura e dai ricatti. Cerca e accoglie i più piccoli e i giovani. Incontra gli adulti e le famiglie. Aiuta i condomini di uno stabile di via Hazon a organizzarsi per ottenere migliori condizioni di vita e liberare gli scantinati diventati centrale degli affari della cosca. Prende posizione contro le intimidazioni alla parrocchia e al comitato di via Hazon. “Un religioso calato nel sociale, immerso nella difficile realtà del quartiere”, scrivono di lui i giudici nelle motivazioni della sentenza di condanna dei killer. Il 28 giugno 2012 Benedetto XVI riconosce che l’esecuzione ordinata dai boss e compiuta davanti alla parrocchia di San Gaetano, fu “martirio”, “in odio alla fede”.

Dal 25 maggio 2013 per la Chiesa è Beato. Per tutti coloro che l’hanno conosciuto resta ‘3P’, Padre Pino Puglisi, nato da Carmelo Puglisi, calzolaio, e Giuseppa Fana, sarta. Ministrante e membro dell’Azione cattolica, nel 1953, a 16 anni chiede e ottiene con una lettera all’arcivescovo Ernesto Ruffini, di essere ammesso al seminario. Diventa prete il 2 luglio 1960: regala a tutti un piccolo biglietto con una preghiera semplice: “O Signore, che io sia strumento valido nelle tue mani per la salvezza del mondo”.

L’impegno in varie parrocchie cittadine, l’insegnamento nelle scuole, l’assistenza spirituale di volontari, religiosi e giovani di Azione cattolica. Nel ’73 inizia l’impegno nel Centro diocesano vocazioni, di cui diviene direttore nel ’79. Segue i giovani in ricerca vocazionale, trovando terreno fertile per la sua naturale inclinazione alla gioia, all’ascolto, all’accoglienza, alla promozione umana e personale, all’accompagnamento e alla guida spirituale, mobilitando migliaia di ragazzi.

La direzione seguita è inedita: nessuno spingerà un giovane verso strade precostituite. L’essenziale sarà diventare uomo, diventare donna. Dentro una domanda fondamentale: “Sì, ma verso dove?”, cioé verso quale meta orientare la vita, verso quali chiamate, quale vocazione? Nella consapevolezza che la vita è valida se donata. E’ guida spirituale di tanti uomini e donne, segue le ragazze madri ospitate nell’Opera Pia Ruffini. Anche a Brancaccio farà propri i problemi di chi incontra.

Nella lettera inviata al presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro il 23 luglio 1992, scrive: “La classe politica continuando a rimanere statica e insensibile di fronte a questa grave situazione sociale, si rende responsabile di una società così fatta che è in grado di fornire manovalanza alla criminalità organizzata. Il primo atto del Comitato intercondominiale della via Hazon è stato la presentazione di richieste (firmate dai cittadini): scuola media, distretto socio-sanitario di base, aree ricreative per giovani e anziani, spazi verdi e vigili di quartiere. Non può il potere politico porsi in termini di ordinaria quotidianità di fronte a un così grave problema sociale”.

La Cassazione ha sancito nella sentenza – che ha condannato all’ergastolo Giuseppe e Filippo Graviano, accusati di avere ordinato il delitto, e i componenti del commando Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro, Luigi Giacalone e Nino Mangano – che padre Puglisi era stato ucciso per mettere a tacere un sacerdote scomodo, socialmente impegnato, un formatore di coscienze. “Non sono un biblista – diceva di sé 3P – non sono un teologo, né un sociologo, sono soltanto uno che ha cercato di lavorare per il Regno di Dio”. (Agi)