Operazione “Monte Reale”: storie di minacce, estorsioni e corna. VIDEO

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Operazione Monte Reale

L’operazione “Monte Reale” svela un mondo fatto di minacce, pestaggi e intimidazioni per affermare la nuova leadership mafiosa. Il blitz eseguito questa mattina dai carabinieri del gruppo di Monreale ha portato in carcere 16 tra boss e gregari del mandamento di San Giuseppe Jato. Tutti devono rispondere a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, lesioni gravi, estorsione, illecita detenzione di armi, detenzione di sostanze stupefacenti, aggravati per essere stati commessi al fine di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa.

Le indagini fotografano il nuovo assetto di cosa nostra e ricostruiscono, grazie a intercettazioni e vide le fibrillazioni interne. Tensioni  e progetti di omicidi che portarono il capo della famiglia di Monreale Giovan Battista Ciulla ad allontanarsi. Una vera e propria fuga l’8 febbraio dello scorso anno in un Comune nella provincia di Udine per sottrarsi alla morte. A lui i vertici del mandamento non perdonavano la cattiva gestione degli affari di famiglia con la sottrazione di parte dei ricavi delle attività illecite che avrebbero dovuto confluire nelle casse del mandamento, ma neppure la relazione extraconiugale con la moglie di un detenuto, in violazione del codice d’onore che disciplina in maniera ferrea la vita di cosa nostra.

L’economia della cosca mafiosa si reggeva sul pizzo e la droga. I carabinieri hanno ricostruito quattro episodi estortivi a carico di imprenditori del settore edile e di commercianti, ma soprattutto ha fatto luce sul nuovo business dei boss: le piantagioni di droga. “Si tratta di un’attività che prevede scarsi investimenti – spiega il tenente colonnello Pietro Sutera, comandante del gruppo di Monreale -, ma che è particolarmente remunerativa quando la sostanza stupefacente si immette sul mercato”.

L’ultima piantagione scoperta dai militari nelle campagne di Piana degli Albanesi avrebbe potuto fruttare quasi un milione di euro. Novecento piante per circa 150 chili di droga e per un totale di 55mila dosi. I carabinieri di Monreale l’hanno scoperta il 3 agosto del 2015 arrestando Michele Mondino e Gaetano di Gregorio. Le organizzazioni criminali guardano con particolare attenzione a questo tipo di business. Ma le indagini che hanno fatto scattare l’operazione “Monte Reale” hanno documentato anche una pressione mafiosa sul territorio di Monreale e San Giuseppe Jato particolarmente intensa. Pressione nei confronti di commercianti e imprenditori che, secondo i militari dell’Arma, “si manifestano in intimidazioni minacce e, in alcuni casi, nel ricorso a forme inaccettabili di violenza”.