Usura, per il Bar del Bivio di Emanuela Alaimo sabato riapertura condivisa

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emanuela alaimo e il figlio lorenzo catalano davanti al bar del bivio

Usura, per il Bar del Bivio di Emanuela Alaimo, sabato mattina, storica riapertura. Per anni, la donna è stata vittima dell’usura, ma anche di un errore giudiziario che l’ha costretta a chiudere il suo Bar del Bivio di Palermo, un locale storico nella periferia sud est proprio, tra la via Galletti che porta a Villabate e la strada statale che dalla città conduce verso Ficarazzi. Emanuela Alaimo presto potrà riaprire i battenti.

L’appuntamento è per sabato alle 10 per un “caffè  condiviso”; l’attività non ripartirà proprio in questo fine settimana. “Dopo avere trascorso trent’anni della sua vita, dieci dei quali a combattere contro l’usuraio e altri venti contro il Tribunale, finalmente il Bar del Bivio torna in possesso di Emanuela Alaimo e della sua famiglia, mettendo punto a una fase e cominciandone una nuova di questa lunga e complicata storia, le cui vicissitudini sono state e continuano a essere rocambolesche”, si legge in una nota.

“Sono caduta nell’usura per un errore del Tribunale – racconta Alaimo – solo perché mia madre è stata per un errore dichiarata fallita. Non avendo le possibilità economiche che mi consentissero di fare fronte all’immediato bisogno, sono finita nelle mani del solito ”amico”, instaurando con lui un perverso rapporto finito con la denuncia nei suoi confronti”. Ma, diversamente da quel che si potrebbe pensare, la denuncia non segnò la fine di tutto.

Questa storia mi insegna che la giustizia non esiste – prosegue la presidente del Coordinamento vittime del racket e dell’usura”-. Pensavo di potere avere modo di rimettermi in sesto quando l’allora prefetto Lauro, commissario straordinario, decise che la prima applicazione della legge 108 fosse rivolta a me, per riprendermi e darmi modo di rifare il bar. Ringraziai tutti perché mi stavano aiutando a realizzare un sogno, oggi infranto dalle condizioni in cui l’amministratore giudiziario, avvocato Di Rosa, me lo ha restituito».

A Di Rosa il Bar viene affidato nel luglio del 2014, avendolo lo Stato sequestrato a Marco Arena – che nel 2010 lo aveva preso in gestione e lo stava facendo funzionare anche abbastanza bene, – perché ritenuto dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Palermo nella disponibilità economica del padre Salvatore Arena, imprenditore si pensa vicino ai boss del clan di Villabate. Di Rosa avrebbe dovuto svolgere le funzioni di amministratore, curando il bene come se fosse proprio, invece tutt’altro. Recenti i due furti che lo hanno depredato di tutto quello che rimaneva.

Oggi ci ritroviamo a ringraziare lo Stato per averci restituito un rudere – aggiunge Lorenzo Catalano, il figlio -. Si, un rudere, le cui condizioni sono veramente tragiche. Venite a vedere e vi renderete conto. È veramente sconfortante».

Emanuela Alaimo voleva solamente potere continuare a portare avanti il sogno che fu prima dei suoi genitori, poi suo e della sua famiglia. Sogno oggi infranto. Una visita guidata all’interno del locale sabato consentirà a tutti di verificare lo stato in cui oggi versa il Bar del Bivio, nato come chiosco di legno nel quale anche i camionisti e quanti lavoravano di notte potevano fermarsi a prendere un caffè. Locale storico che, nel 2005, ha festeggiato in Camera di Commercio i suoi primi 50 anni di attività.

Con Emanuela Alaimo e la sua famiglia sabato mattina ci saranno: Rosanna Montalto, vice presidente di Confcommercio Palermo e responsabile “Sportello Legalità”; Costantino Garraffa, presidente di “Sos Impresa”; gli avvocati Fausto Maria Amato, Marco Manno, Maria Luisa Martorana e Salvo Catalano. Saranno presenti gli abitanti della borgata e coloro che in questi anni sono stati loro vicini, sostenendoli in ogni momento di questa travagliata e non ancora conclusa vicenda.