Alessandro Alfano alle Poste: altolà del fratello del ministro a Report

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Alessandro Alfano alle Poste: altolà del fratello del ministro a Report. “Non si tratta di una mia intervista, ma di dichiarazioni che sono state registrate da un soggetto che non si è in alcun modo qualificato come giornalista e riprese da una telecamera inizialmente occultata. Metodologia che sicuramente non risponde ai canoni professionali del giornalista e, ancor più grave in questo caso, del servizio pubblico”.

Lo sottolinea Alessandro Alfano, fratello del ministro dell’Interno, sul servizio in onda domani su Report in merito all’idoneità dei requisiti che gli hanno consentito di diventare dirigente delle Poste. Alfano ha inviato una diffida al direttore di Rai 3 Daria Bignardi, all’autore del programma Milena Gabanelli e al produttore esecutivo di Report Paola Bisogni chiedendo “di non mandare in onda dette dichiarazioni poiché le stesse sono state ottenute contro la mia volontà e non sono accompagnate da alcuna mia dichiarazione liberatoria. Qualora mi fosse stata richiesta un’intervista l’avrei senz’altro rifiutata in pieno ossequio alle direttive aziendali che regolano la comunicazione esterna dei dirigenti di Poste Italiane. Solo il rispetto di questi obblighi, quindi, mi impedisce di entrare nel merito, in questa sede, delle infamanti e non veritiere accuse che mi vengono mosse con il citato servizio televisivo”.

“Sarebbe stato sufficiente al giornalista – prosegue – un semplice approfondimento per verificare la infondatezza delle accuse che mi vengono mosse sia con riferimento alla natura del mio titolo di studio, sia ai titoli da me posseduti all’atto dell’instaurarsi del rapporto di lavoro, sia con riferimento alle procedure relative alla selezione per Segretario Generale della Camera di Commercio di Trapani. Bastava forse ricordare che quasi tutti gli episodi citati sono già stati oggetto di approfondite verifiche giudiziarie che hanno certificato la correttezza del mio operato, la mia evidente condizione di parte lesa in un procedimento penale nel quale sono stato archiviato e cioé a seguito del quale non ho nemmeno subito un processo perché tutto si concluso ben prima del processo, con parole nette e chiare del giudice”.

“Sarà, pertanto, mio dovere, qualora il servizio dovesse andare in onda senza gli opportuni approfondimenti e le indispensabili verifiche – afferma ancora -, tutelare la verità, il prestigio mio e dell’azienda privata per cui lavoro nelle opportune sedi giudiziarie. Vi ricordo, inoltre, che compito del servizio pubblico nazionale e’ quello di informare, non creare tesi diffamatorie”.(ANSA).