Agenzie fiscali: mobilitazione degli ex incaricati, ecco il “pasticcio” e le ragioni dello sciopero di venerdì 30

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Agenzie fiscali: i cosiddetti ex incaricati sul piede di guerra, 30 giugno giornata nazionale di sciopero. Tutti i funzionari, coinvolti ed impiegati in ruoli dirigenziali, hanno già il “colpo in canna”. C’è infatti pronta una mail da spedire venerdì mattina alle caselle di posta elettronica del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e di tutti i componenti dell’esecutivo. La mobilitazione nazionale è promossa dalla Unione nazionale dei dirigenti dello stato (Unadis) per la tutela della dignità professionale di una intera categoria di lavoratori pubblici.

Una questione delicata quella che riguarda i funzionari incaricati di funzioni dirigenziali all’interno delle Agenzie fiscali, dichiarati decaduti dall’incarico nel marzo 2015, a seguito della pubblicazione della sentenza n. 37/2015 della Corte Costituzionale. Va precisato che la Consulta non ha dichiarato la illegittimità delle figure dirigenziali, piuttosto ha censurato l’eccesso di proroga disposto dal legislatore ed utilizzato dalla pubblica amministrazione, su un sistema nato come provvisorio e che è finito per diventare l’ordinario meccanismo di reclutamento della dirigenza fiscale.

“Gli ex incaricati delle Agenzie fiscali scioperano – si legge nella mail che sarà spedita venerdì mattina – perché, con l’ennesima proroga delle posizioni organizzative temporanee (cosiddette P.O.T.) fissata dal recente decreto fiscale, il Governo dimostra, ancora una volta, un atteggiamento dilatorio ed ipocrita che non può più essere tollerato da chi, con enormi sacrifici e con spirito di servizio, ha fornito un contributo decisivo al funzionamento delle Agenzie fiscali anche dopo la sentenza n. 37/2015 della Corte Costituzionale. Il governo Renzi, già  2014 con la legge delega fiscale, aveva in mente una profonda rivisitazione del modello delle Agenzie fiscali, rivisitazione che – pure sotto il profilo della selezione della classe dirigente – non solo dovrebbe considerare i suggerimenti forniti dall’OCSE e dal FMI sul modello di governance agenziale italiano, ma deve anche necessariamente tener presenti gli effetti prodotti dalla sentenza oltre che adeguarsi a quanto imposto dall’ordinamento europeo in materia di abuso da reiterazione di contratti a termine. Ad oltre due anni dalla sentenza n. 37/2015 è giunta l’ora di fare chiarezza”.

In sostanza sono centinaia i funzionari delle Agenzie, che dopo aver retto da responsabili incaricati numerosi uffici con le funzioni di dirigenziali hanno subito la revoca degli incarichi e sono tornati a fare i funzionari. Ovviamente c’è stato un contenzioso. Ma “nonostante la revoca degli incarichi – si legge nella nota – con grande senso di responsabilità verso le istituzioni, noncuranti sia delle campagne mediatiche denigratorie fatte nei loro confronti sia delle esternazioni qualunquiste di alcuni politici e nonostante l’inerzia del Governo, hanno di fatto continuato nella loro attività, espletando un lavoro ingrato, svolto nell’ombra tra mille difficoltà e disagi quotidiani, che ha consentito in questi ultimi anni caotici di adempiere ai compiti assegnati dal Governo alle Agenzie e di impedire la paralisi delle attività della macchina fiscale. Addirittura, i funzionari destinatari delle posizioni organizzative temporanee hanno continuato a svolgere, con retribuzione inferiore, le medesime funzioni dirigenziali esercitate prima della sentenza, accettando deleghe di firma dai pochi dirigenti di ruolo rimasti che hanno assunto la direzione interinale di numerosi uffici che non avrebbero potuto assolutamente governare da soli”.

“Gli ex incaricati – prosegue la lettera – sono diventati il facile bersaglio della demagogia populistica anche da parte delle istituzioni che, dopo aver sfruttato, per anni e a basso costo, le loro elevate professionalità, li hanno poi definiti illegittimi e relegati nel pantano generato dalla “politica del non fare”; e così, vittime dapprima di un sistema perfettamente legale fino alla sentenza, sono divenuti poi vittime del colpevole disinteresse del legislatore. La quasi totalità di questi lavoratori – viene aggiunto nella nota – è rappresentata da professionisti della materia altamente specializzati – selezionati per i loro meriti, dimostrati sul campo in anni di attività svolta come funzionari al servizio dell’amministrazione – che hanno poi gestito per 15 anni la macchina fiscale con capacità manageriali pubblicamente riconosciute ed apprezzate”.

“La gestione dirigenziale degli ex incaricati, giunta nel 2015 a rappresentare quasi l’80% dell’intera classe dirigente delle Agenzie fiscali – prosegue la nota -,  ha garantito all’Italia, per 15 anni, un sistema fiscale più efficace e meglio funzionante: a titolo esemplificativo, si è passati da 3,4 miliardi di euro incassati nel 2001 (con poco meno di 700.000 accertamenti) a 14,2 miliardi di euro (con analogo numero di accertamenti) producendo un incremento del + 417%. Tutto questo patrimonio di professionalità ed esperienza dirigenziale non può essere gettato al vento e compresso in un abuso che rimanga privo di una tutela la quale, peraltro, è imposta non solo da ragioni di opportunità e di equità sostanziale, ma anche dagli indirizzi forniti dall’Europa. Il tempo per trovare una soluzione adeguata e dignitosa, proposta al Governo in più occasioni anche da esponenti politici della maggioranza, è abbondantemente scaduto”.

“Le risposte normative fornite finora in modo rabberciato dal Governo per garantire nel breve periodo l’operatività delle Agenzie fiscali e culminate nella ennesima proroga delle P.O.T. disposta con la recente manovrina fiscale – si sottolinea nella lettera – costituiscono una soluzione pilatesca ed ipocrita ad un problema che stenta a trovare una soluzione definitiva e che, se non immediatamente risolto nella dovuta maniera, è destinato a far implodere le Agenzie stesse e l’intero sistema fiscale del Paese. Tutto questo – unitamente alla mancanza di regole chiare e stabili sui percorsi di carriera, alla riforma più volte annunciata delle Agenzie e attuata (invero, in maniera soltanto formale) limitatamente alla parte relativa alla promessa che “Equitalia non avrebbe mangiato il panettone”, al rifiuto del Governo di soddisfare le indicazioni parlamentari bipartisan formulate per la stabilizzazione degli ex incaricati – ha esaurito la capacità di tollerare l’inerzia politica e non consente più di garantire da parte degli ex incaricati il loro apporto incondizionato a chi deve svolgere la funzione dirigenziale”.

Lo sciopero, oltre alle azioni giudiziarie già avviate dagli ex incaricati, costituisce solo una delle azioni volte anche a dimostrare al Governo la determinazione della categoria e l’insofferenza di lavoratori pubblici non più disposti ad accettare l’omissione di una tutela dovuta. “Oramai – dicono gli ex incaricati – è ora che il Governo prenda atto della necessità di assumere una posizione chiara e definitiva sull’intera vicenda che costituisce uno spiacevole ed inaccettabile esempio di mala gestio da parte della pubblica amministrazione che ha abusato di suoi dipendenti attraverso la precarizzazione e lo sfruttamento della professionalità di funzionari pubblici. E se questa doverosa soluzione non sarà immediatamente adottata, nell’unico senso ipotizzabile affinché si configuri una sanatoria dell’abuso commesso dallo Stato, oltre a continuare nella lotta, ci si rimetterà – con ogni conseguenza, anche sotto il profilo dell’aggravio dei danni di cui qualcuno dovrà rispondere – non solo agli organi giudiziari nazionali già aditi, ma soprattutto all’intervento surrogatorio degli organi europei alla cui attenzione la vicenda è stata già portata attraverso le richieste di rimessione alla Corte di Giustizia europea ed il reclamo al Comitato Europeo dei diritti sociali”.

Va detto che dal 1° luglio prossimo entra in vigore il “nuovo” sistema di riscossione che, nella sostanza, comporta una modifica formale del soggetto individuato come Agente della riscossione che sarà rappresentato da un ente pubblico (Agenzia delle Entrate-Riscossione) strumentale dell’Agenzia delle Entrate; in questo meccanismo, un aspetto fondamentale è costituito dal trattamento riservato ai dipendenti di Equitalia s.p.a. i quali, senza espletare alcun concorso pubblico, confluiranno nell’ambito del pubblico impiego, mantenendo però il più favorevole trattamento economico di cui erano già destinatari nel precedente ambito privatistico. Ci sarà una disparità di trattamento riservata agli ex dirigenti delle Agenzie fiscali per il cui inquadramento nel ruolo dirigenziale è stato da qualcuno opposto proprio il vincolo dell’accesso per concorso ai pubblici uffici.

Alla lettera inviata a Gentiloni e a tutti i ministri gli ex dirigenti delle Agenzie fiscali allegheranno in modo provocatorio, ma non tanto, il curriculum vitae. Seguiranno lo stesso metodo previsto normativamente in occasione del transito automatico del personale privato di Equitalia s.p.a. all’interno dello Stato. “per il personale è stato fatto tutto con assoluta nonchalance – denunciano gli ex incaricati – senza alcuna remora o preoccupazione di lesione della regola del pubblico concorso. Il nostro curriculum potrà essere usato per effettuare una “ricognizione delle competenze possedute, ai fini di una collocazione organizzativa coerente e funzionale alle esigenze dell’ente”.

“Perché lo Stato continua a non avere interesse della reale imparzialità decisionale dei suoi dirigenti, continuando a mantenere forme di precariato? Solo con la stabilità si può avere autonomia”. È questo il grido di allarme di Barbara Casagrande, segretario generale Unadis (l’Unione nazionale dei dirigenti dello Stato). Intanto, si sta perdendo l’ennesima occasione per risolvere il problema della dirigenza fiscale. “Dalla conversione del decreto legge sulla “manovrina fiscale” – spiega Casagrande – sono infatti state stralciate le proposte normative che – strano a dirsi nel nostro panorama politico – avevano raccolto una convergenza ampia con la presentazione di 6 identici emendamenti a firma di esponenti del Pd, di Forza Italia, dei Centristi e del Movimento 5 Stelle”. Peccato che, aggiunge ancora il segretario generale Unadis “dopo la presentazione degli emendamenti, è cominciata la pressione dei “paladini della legalità”. E così la norma, che risolveva il problema della dirigenza fiscale, è stata sostituita con una “riformulazione” che dispone la proroga, da qui ad un altro anno, dell’attuale sistema provvisorio di copertura delle posizioni dirigenziali (c.d. POT), sistema già all’attenzione della magistratura per il suo profilo di evidente illegittimità costituzionale”.

Anche durante la fase parlamentare del decreto legislativo Madia sul pubblico impiego le competenti Commissioni di Camera e Senato avevano evidenziato la necessità di adottare tempestivamente una soluzione normativa nel senso della stabilizzazione, estesa anche ai funzionari fiscali e realizzata con l’inquadramento nel ruolo dirigenziale, pure al fine di prevenire ingiustificate discriminazioni. La soluzione ipotizzata era in linea con quanto richiesto dalla Corte Costituzionale con la recente sentenza n. 187/2016 e virtuosa sotto il profilo finanziario – come certificato dalla Ragioneria dello Stato. “Non approvandola, il Governo vuole che l’amministrazione finanziaria vada al collasso, con la mancanza di circa l’80% della sua classe dirigenziale e con un sistema di “reggenze delegate”, che avrà immaginabili conseguenze sotto il profilo dell’efficacia” Per Casagrande “forse è proprio questo che si persegue: una macchina fiscale impossibilitata a funzionare”.