Aggressione a Massimo Ursino: per la procura i due fermati hanno tentato di uccidere

0
94

La Procura di Palermo è alla ricerca delle prove a carico dei quattro giovani militanti dei centri sociali indagati nell’ambito dell’aggressione al leader di Forza Nuova Massimo Ursino, avvenuta martedì sera in via Dante a Palermo. Due giovani, Carlo Mancuso, di 28 anni, e Giovanni Codraro, di 26, sono da mercoledì sera in stato di fermo.

Gli altri quattro sono al momento solo indagati e a loro carico non sono stati emessi provvedimenti di fermo perché la Procura sta cercando ulteriori prove a loro carico. Tra cui le immagini riprese dalle telecamere di sicurezza nella zona.

Occhi puntati, soprattutto, sulla ragazza che avrebbe fatto il video con il suo cellulare mentre Massimo Ursino era a terra bloccato. Sarà eseguita una perizia fonica per accertare la sua identità, anche se gli inquirenti ne sono certi che si tratti della giovane donna che nel video dice sorridendo: “Dai, è uno scherzo…”. In realtà, sarebbe stato un modo per non destare sospetti tra i passanti.

La giovane militante dei centri sociali che ha filmato col cellulare il brutale pestaggio di Massimo Ursino, leader palermitano di Forza Nuova, avrebbe finto che si trattasse di uno scherzo tra amici. Un escamotage per non fare allarmare o passanti. Lo scrive nel provvedimento di fermo dei due giovani militanti dei centri sociali Carlo Mancuso e Giovanni Codraro, il Procuratore aggiunto di Palermo Ennio Petrigni, parlando della ragazza indagata per tentato omicidio.

“La modalità dell’aggressione, nel senso del numero dei soggetti che vi hanno attivamente preso parte, il fatto di aver messo in totale inferiorità fisica la persona offesa a cui è stato calato sul viso un berretto di lana sia per renderla inoffensiva sia per impedirgli di riconoscere i suoi vigliacchi aggressori, la circostanza di aver addirittura legato col nastro adesivo le gambe di Ursino per impedirgli di scappare…non può far dubitare della sussistenza certa del dolo non delle lesioni ma del tentato omicidio”. Lo scrive la Procura nella richiesta di convalida del fermo di Giovanni Codraro e Carlo Mancuso, esponenti dei centri sociali finiti in manette.

Il procuratore aggiunto Ennio Petrigni parla di “volontà di causare lesioni gravi con l’accettazione del rischio di lesioni letali”. Ai due il pm contesta l’aver agito in circostanze tali da impedire la difesa privata e pubblica e i futili motivi. Quanto alle esigenze cautelari, per i due sussisterebbero sia il pericolo di fuga che quello di reiterazione del reato visto che entrambi hanno precedenti per crimini gravissimi commessi con violenza.

“Contestiamo il capo di imputazione di tentato omicidio e anche le prove raccolte dalla Digos che non dimostrano che i due giovani fermati hanno preso parte all’aggressione”. Lo dice Giorgio Bisagna, l’avvocato che assiste Giovanni Marco Codraro e Carlo Mancuso. “Sono stato a trovarli in carcere. Sono sereni e attendono l’udienza di convalida del fermo – aggiunge Bisagna -. Credo che in quella sede potranno essere chiarite le posizioni dei miei assistiti, fermati più per il clamore suscitato dall’aggressione che su prove raccolte che a mio avviso sono lacunose”.

Giovanni Marco Codraro nel 2016 era stato arrestato a Cremona dove aveva partecipato ad una manifestazione dei centri sociali e dei comitati antifascisti ma poi venne assolto dal Gup dall’accusa di devastazione e saccheggio e condannato a 9 mesi di reclusione, pena sospesa, per resistenza a pubblico ufficiale. La sentenza è stata appellata. A Milazzo paese d’origine dello studente di Ingegneria a Palermo si tenne un corteo nel quale sfilarono centinaia di studenti che gli esprimevano solidarietà.

Carlo Mancuso è stato coinvolto nelle indagini insieme ad altri 15 componenti dell’associazione Spazio Anomalia per danneggiamenti ai danni di esercizi commerciali a Palermo avvenuti nel corso di manifestazioni. E’ stato rinviato a giudizio insieme ad altri 123 attivisti No Muos, per le manifestazioni contro la base militare americana di Niscemi. Frequenta lo studentato occupato Malarazza ed è impegnato nella politica universitaria.