Agrigento: la candidatura di Alessi fu “benedetta” da Berlusconi, Zambuto costretto a dimettersi

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Il “pasticcio” agrigentino alla fine è rimasto sullo stomaco a Marco Zambuto. L’ex sindaco Udc, poi Pdl, poi lombardiano e infine approdato alla corte di Renzi con il ruolo di presidente siciliano del Pd è stato costretto alle dimissioni. Scelta obbligata dopo la sollevazione conseguente alla pubblicazione, da parte del quotidiano la Repubblica, del retroscena sulle primarie che hanno visto la vittoria di Silvio Alessi.

La scelta di far legittimare dal popolo dei gazebo il presidente azzurro dell’Akragas, infatti, sarebbe nata a Palazzo Grazioli alla fine febbraio, venti giorni prima che si celebrassero le primarie, con la contemporanea partecipazione di FI e Pd, nella città dei templi. Zambuto, isi recò a trovare Silvio Berlusconi con il deputato azzurro Riccardo Gallo Afflitto,  il big sponsor, insieme a Michele Cimino, di Silvio Alessi, che poi ha vinto le elezioni. Una riunione riservatissima, secondo quanto scrive Repubblica. Lo stesso Gallo ha ammesso il fatto.

Immediato il sospetto dei dirigenti del Pd che hanno annullato le primarie, che l’intera operazione fosse stata pianificata insieme allo stesso Berlusconi. L’ex sindaco è stato costretto ad ammettere l’incontro, negando però il collegamento con la candidatura di Alessi ma dando un’altra versione dei fatti.  “Sono andato a Palazzo Grazioli per una questione umana: Gallo Afflitto (voluto fortemente in lista nel 2013 da Marcello Dell’Utri, ndr)  era in difficoltà perché alcuni media avevano rilanciato le dichiarazioni di un pentito secondo il quale il deputato nel 1988 avrebbe concorso a un omicidio di mafia. Mi ha chiesto lui, insomma, di testimoniare davanti a Berlusconi sulla sua onestà – si è giustificato  Zambuto -. E lo ha chiesto a me proprio perché, da avversario, potevo risultare credibile”.

Le gravi accuse nei confronti di Gallo Afflitto, rivolte dal pentito di mafia Sciabica, sono state ritenute dai magistrati prive di fondamento. Ma tutto questo è stato più che sufficiente per attirare Zambuto nell’occhio del ciclone. Da Raciti a Cracolici, da Ferrandelli a Faraone, è stato un fuoco di fila.

“Faccio un passo indietro, – ha detto infine il presidente dei democratici – ma respingo con sdegno il barbaro tentativo di coinvolgermi politicamente in un episodio di solidarieta’ umana nei confronti di un vecchio amico”. Qualche minuto dopo il gelido commento di Raciti: “Considero le dimissioni di Zambuto un passo dovuto nei confronti del Pd siciliano e dei suoi iscritti, militanti ed elettori”. La “strana coalizione” è alle spalle e ora si profila la candidatura del deputato Pd Angelo Capodicasa, già presidente della Regione siciliana per 600 giorni, dal ’98 al 2000 e viceministro del secondo governo Prodi.