Al Biondo “Magazzino 18”, scritto e interpretato da Simone Cristicchi

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Simone Cristicchi è autore e interprete dello spettacolo Magazzino 18, diretto da Antonio Calenda e prodotto daPromo Music e Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, che debutta mercoledì 15 aprile, alle ore 21.00, alTeatro Biondo di Palermo, dove resterà in scena fino al 24 aprile.

 Scritto insieme a Jan Bernas, con le canzoni inedite di Cristicchi, le scene di Paolo Giovanazzi, le luci di Nino Napoletano, le musiche di Valter Sivilotti registrate dalla FVG Mitteleuropa Orchestra, con la partecipazione dal vivo del Coro di voci bianche del Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo diretto da Antonio Sottile,Magazzino 18 racconta una pagina dolorosissima della storia italiana.

Con il trattato di pace del 1947 l’Italia perdette vasti territori dell’Istria e della fascia costiera, e circa 300 mila persone dovettero scegliere – davanti a una situazione intricata e irta di lacerazioni – di lasciare le loro terre natie destinate a non essere più italiane. Non è difficile immaginare quale fosse il loro stato d’animo, con quale sofferenza intere famiglie impacchettarono le proprie cose e si lasciarono alle spalle le loro città, le case, le radici.

Simone Cristicchi è rimasto colpito da questa pagina della nostra storia e ha deciso di ripercorrerla in una canzone e in un testo teatrale che prende il titolo proprio da quel luogo di Trieste, il Magazzino 18, dove gli esuli – prossimi ad affrontare lunghi periodi in campi profughi o viaggi verso lontane mete nel mondo – lasciavano le loro proprietà in attesa di rientrarne in possesso in un imprecisato futuro.

Il pubblico seguirà l’avventura di uno sprovveduto archivista romano, inviato dal Ministero a redigere un inventario; incontrerà lo “spirito delle masserizie” e gli altri protagonisti nascosti tra gli oggetti: una sedia, accatastata assieme a molte altre, porta un nome, una sigla, un numero e la scritta “Servizio Esodo”. E poi: materassi, letti, stoviglie, fotografie, poveri giocattoli, altri oggetti, altri numeri, altri nomi, altre storie.

In una messinscena che intreccia documentazione storica e poesia, Cristicchi parte da quegli oggetti privati e semplici, per riportare alla luce le vite che vi si nascondono: le narra schiettamente e passa dall’una all’altra cambiando registri vocali, costumi, atmosfere musicali, in una koiné di linguaggi che trasfigura il reportage storico in una forma nuova, una specie di “musical civile”.

Videoproiezioni, musica, canzoni inedite e fotografie accompagneranno il pubblico verso un finale che è un tributo alle vittime e, nello stesso tempo, la visione di un futuro possibile.

“Sono sempre partito da grandi silenzi – spiega Cristicchi – quelli del manicomio, delle miniere, delle guerre mondiali. Dal giorno in cui, due anni fa, attraversai il vecchio portone del Magazzino 18, sono stato ossessionato dal silenzio imbarazzante che respirai lì dentro, tra le masserizie degli esuli in fuga dalla Jugoslavia del 1947. L’esodo di italiani cancellati dalla storia. O la vicenda pressoché sconosciuta dei cosiddetti “rimasti”, che fecero la scelta opposta. La guerra. Poi, le foibe e la strage di Vergarolla, la più grave mai accaduta in Italia. La piccola Marinella Filippaz, morta di freddo nel campo profughi di Padriciano nel 1956. Il sogno infranto dei 2000 monfalconesi che credevano in un “sol dell’avvenire”, che non è mai sorto ma si è spento nel lager titino di Goli Otok. “Ci chiamavano fascisti, eravamo italiani…”.