Almaviva, lavoratori in piazza per chiedere garanzie per il loro futuro

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Lavoratori Almaviva, in piazza a Palermo per chiedere maggiori certezze dopo l’arrivo di Covisian, la società che ha vinto l’appalto per gestire i call center ex Alitalia del capoluogo siciliano e di Rende.

Preoccupati dallo stallo della vertenza, dopo il nulla di fatto dei due incontri al ministero del Lavoro, ora chiedono garanzie non solo sui livelli occupazionali ma anche sull’applicazione della clausola di salvaguardia. E al grido di “il lavoro non si tocca”, stamane gli operatori in sciopero si sono dati appuntamento davanti al Teatro Politeama, nel capoluogo siciliano, indossando t-shirt nere ed esponendo uno striscione con la scritta “solo la lotta paga” e diversi cartelli – “no gare al ribasso, giù le mani dagli stipendi”, da Palermo a Rende il lavoratore non sai arrende” si legge su alcuni – mentre i sindacati, Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Tlc, puntano il dito contro le condizioni dettate dall’azienda, ritenute “inaccettabili”.

“L’azienda ha garantito al momento il passaggio soltanto per 100-150 dipendenti, peraltro senza alcuna garanzia su diritti acquisti e contribuzione – spiega il segretario Slc Cgil Palermo, Marcello Cardella – per questo motivo abbiamo ritenuto insoddisfacente la proposta e abbiamo chiesto a tutti i soggetti impegnati al tavolo ministeriale di proseguire la trattativa per trovare una soluzione”.

Una tegola che adesso si abbatte su 621 famiglie, delle quali solo 570 vivono a Palermo, come testimonia Tiziana Tantillo, 42 anni, da vent’anni sempre in Alitalia. Ho due ragazzi di 17 e 13 anni e un mutuo trentennale da sostenere – racconta – siamo un pezzo importante dell’indotto Alitalia e non meritiamo di essere lasciati a terra in questo modo. Il governo non può ignorare questa realtà di una efficienza ineccepibile. Il 3 giugno scorso Ita aveva promesso di garantire i livelli occupazionali e oggi ci sentiamo presi in giro”, aggiunge.

Un storia sovrapponibile a quella di Tiziana Lo Bianco, 44 anni, anche lei da 20 anni al call center dell’ex compagnia di bandiera: “Sono divorziata e ho due figli di 24 e 16 anni e senza questo stipendio non saprei cosa fare – sbotta – ciò che mi fa più rabbia è che Ita si spaccia per una nuova compagnia ma di nuovo non c’è nulla. E noi dovremmo accettare una proposta al ribasso, perdendo i diritti maturati in questi anni. Alla mia età e con uno stipendio di 600 euro sarebbe una miseria sociale”.

Intanto, mentre si avvicina il nuovo tavolo ministeriale che dovrebbe svolgersi domani a Roma, i sindacati avvertono: “In questi giorni abbiamo chiesto anche al governo Musumeci e alla commissione Lavoro Ars di incontrarci. Ma noi ci rivolgiamo soprattutto al governo nazionale perché si tratta di una società pubblica. E finché non avremo rassicurazioni – conclude Cardella – continueremo le iniziative di protesta”.