Ennesima ricostruzione della stagione delle stragi in Italia e in Sicilia. Secondo la versione fornita questa mattina dal colonnello dei carabinieri Michele Riccio, che sta deponendo al processo d’Appello, per favoreggiamento aggravato alla mafia, all’ex generale Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu, entrambi con un passato nel Ros, un unico filo legherebbe la strategia terroristica degli anni ’70 e le bombe mafiose del ’92 e del ’93. Stretti in un’alleanza criminale, apparati deviati dello Stato e cosa nostra, insieme per realizzare finalità eversive.
Sia Mori sia Obinu, è bene ricordarlo, in primo grado sono stati assolti. Riccio viene sentito oggi come indagato di reato connesso, in quanto proprio il tribunale che ha scagionato i due ufficiali ha trasmesso gli atti in procura per valutare se avesse commesso, durante la deposizione di primo grado, falsa testimonianza. Dietro l’analisi di Riccio ci sarebbero le confidenze di Luigi Ilardo, ex braccio destro del boss nisseno Piddu Madonia che, proprio col colonnello, aveva avviato un percorso di collaborazione.
Riccio ha a lungo parlato delle pressioni che Mori avrebbe esercitato su di lui perché omettesse di comunicare all’autorità giudiziaria le rivelazioni di Ilardo sulla figura di Marcello Dell’Utri e sull’appoggio che cosa nostra avrebbe deciso di dare al nuovo soggetto politico che si apprestava a nascere, Forza Italia. Riccio ha raccontato l’incontro tra Ilardo e Mori, durante il quale il confidente, poi assassinato, avrebbe esplicitamente detto al generale del coinvolgimento dello Stato in molte stragi attribuite a cosa nostra. Secondo quanto riferito dal testimone, Ilardo sarebbe stato pronto a parlare di omicidi politici, come quelli Mattarella, Insalaco e La Torre, della morte degli agenti Agostino e Piazza e del fallito attentato a Falcone all’Addaura. “Per questo – ha detto il testimone – è stato ucciso: perché stava per riferire del coinvolgimento di apparati deviati dello Stato”.



