Anis Amri ucciso questa mattina a Milano dalla polizia italiana

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Anis Amri ucciso

La corsa di Anis Amri è finita a Sesto San Giovanni, il terrorista è stato ucciso questa mattina da agenti della polizia italiana. Il 25enne tunisino ricercato per la strage di  Berlino è morto nel conflitto a fuoco con la polizia durante un normale controllo stradale in piazza I Maggio a Sesto S. Giovanni.

Fermato per un controllo intorno alle 4 del mattino, Anis Amri ha estratto una pistola e sparato agli agenti di una volante. Un agente in prova, con 9 mesi di servizio, ha risposto prontamente al fuoco e lo ha ucciso. L’agente è stato ferito alla spalla da un colpo di calibro 22.

Dagli accertamenti dalla Digos, coordinati dal capo dell’antiterrorismo milanese Alberto Nobili, Anis Amri, era arrivato in Italia dalla Francia, in particolare da Chambery, in Savoia, da dove ha raggiunto Torino. Dal capoluogo piemontese ha preso poi un treno per Milano dove eè arrivato attorno al’una di notte. Infine dalla stazione centrale si è spostato a Sesto san Giovanni dove attorno alle 4 ha incrociato i due agenti della volante che poi, durante una sparatoria, lo hanno ucciso.

Si conclude proprio in Italia, dunque, la caccia all’uomo responsabile del terribile attentato del mercatino natalizio di Berlino quando un camion è piombato sulla folla in piazza Breitscheidplatz uccidendo 12 persone e ferendone oltre 40. I suoi documenti sono stati ritrovati nel Tir con cui è stato compiuto l’attentato. E sul camion sono state anche individuate le sue impronte.

Amri aveva parlato con i suo parenti due settimane fa. Lo ha detto suo fratello, Walid al quotidiano Bild. Tra i due i contatti erano esclusivamente via Facebook da quando nel 2011 l’uomo aveva lasciato la Tunisia per arrivare Italia. In seguito si era spostato in Germania nel 2015 per trovare lavoro. Il fratello Walid ha riferito che l’uomo in questi anni non ha aiutato finanziariamente i suoi parenti in Tunisia. E che la famiglia non ha mai avuto contatti con l’Isis. Secondo suo padre Amri era stato trattenuto in carcere quando era in Italia e che era già finito nei guai per aver incendiato una scuola. (Foto La Stampa)