“Se non ci fossero risorse per finanziare opere pubbliche, la devastante crisi dell’edilizia in Sicilia avrebbe una giustificazione. Invece, dal 1996, anno in cui i disoccupati si davano fuoco nelle piazze, e’ stato un susseguirsi di leggi straordinarie e speciali per finanziare opere pubbliche nell’Isola con una dotazione complessiva che ad oggi ha raggiunto i circa 8 miliardi di euro, fondi stanziati e mai spesi: ci sono i progetti, ci sono le autorizzazioni, ma ancora non si bandiscono le gare malgrado da anni ci battiamo per fare uscire allo scoperto le ragioni di blocchi e ritardi”.
Cosi’ il presidente di Ance Sicilia, Santo Cutrone, intervenendo in merito al suidicio di un imprenditore edile, di 61 anni, che si e’ tolto la vita con un colpo di pistola al petto, nei giorni scorsi, nel catanese. “C’e’ chi dice e non fa! Un non fare che uccide! E’ il silenzio – tuona Cutrone – di chi non spende i fondi, di chi non applica le leggi fatte per semplificare e sbloccare gli appalti (l’ultimo disegno di legge, meritorio, varato dalla Giunta Crocetta speriamo sia presto trasformato in legge dall’Ars), e’ il silenzio di chi ignora le pubbliche denunce e non e’ sfiorato dal dolore delle tragedie che provoca”.
“E c’e’ il silenzio – incalza il presidente di Ance Sicilia – di chi non ce la fa piu’! Il silenzio dei tanti – ultimo il nostro collega catanese Carmelo – che chiudono per l’ultima volta la porta dell’azienda senza clamori, con discrezione, in un silenzio rotto dall’unico botto di uno sparo. Gesti che rappresentano solo un giudizio nei confronti di quanti con il loro non fare creano le condizioni di una crisi aziendale senza ritorno. La condanna arrivera’ dai cittadini che nei territori aspettano invano che si apra una strada, che si costruisca una scuola, che si avvii un servizio pubblico, che si crei un posto di lavoro”.




