Arrestato noto imprenditore di Messina conosciuto come il “re della 488”

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re della 488

In manette Augusto Reitano, il “re della 488”, noto imprenditore di Messina, arrestato dalla guardia di Finanza, insieme ad altre due persone, i tre sono accusati di bancarotta fraudolenta. L’inchiesta, portata avanti dalla Procura della città dello Stretto, ha portato anche al sequestro preventivo di una società e di provviste finanziarie per un valore complessivo superiore a 1,5 milioni di euro.

Tutto è partito dal dissesto della Network Cable s.r.l. di Messina, società operante nel settore della fabbricazione di apparecchi per telecomunicazioni, dichiarata fallita dal Tribunale nel marzo 2017: secondo l’accusa sarebbe esistito “un programmato modus operandi, finalizzato alla sistematica decozione di imprese appartenenti all’ampio e noto gruppo societario, a beneficio di altre società”.

Un gruppo di imprese che si è sviluppato nel tempo, a partire dai primi anni 2000, e costituito da numerose compagine societarie operanti in svariati settori economici eterogenei: dalla costruzione e gestione di alberghi e villaggi turistici nel settore luxury, alla ristorazione, allo sviluppo di attività pubblicitarie sino al trasporto aereo e marittimo.

Gli specialisti del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Messina, che hanno preso in esame vicende societarie anche risalenti ad oltre un ventennio, si sono concentrati su una operazione economico-finanziaria di circa otto milioni di euro, attinente a un credito vantato dalla fallita Network Cable s.r.l. nei confronti di una sua società partecipata, la AD Network s.r.l., attiva nell’ideazione di campagne pubblicitarie, poi svalutato, in momenti successivi, risalenti al 2007 e 2014. Da qui l’indagine per bancarotta e false comunicazioni sociali: per la guardia di Finanza l’operazione sarebbe stata “meramente strumentale, finalizzata ad occultare la perdita di esercizio che sarebbe dovuta scaturire dalla svalutazione del credito”, di contro “mostrando ai creditori una solidità e floridità patrimoniale ed economico-imprenditoriale della fallita Network Cable s.r.l. di fatto inesistente”.

Operazioni di “ingegneria finanziaria” che, secondo le fiamme gialle, avrebbero “trovato poi espressione all’interno dei bilanci delle società coinvolte”. Tra le altre operazioni contestate anche una analoga: in questo caso riguardante la società M.G. s.r.l. di Melilli, attiva nel settore turistico, pure partecipata dalla fallita Network Cable s.r.l.. “Emergevano plurime cessioni di partecipazioni societarie e crediti, ritenute fittizie, ovvero come sempre al fine di presentare alla business community una situazione patrimoniale non rispondente al vero”, sottolinea la guardia di Finanza.

Gli arrestati avrebbero omesso di indicare in bilancio, alla voce concernente i debiti tributari e previdenziali, il reale ammontare del debito complessivo: “tra gli altri, in un caso iscrivendo solo 2,5 milioni di euro in luogo degli oltre 4 milioni di euro, in altro caso addirittura omettendo di effettuare qualsiasi iscrizione rispetto ad una cartella esattoriale pari ad oltre 25 milioni di euro”. E ancora: in un periodo in cui la fallita Network Cable s.r.l. si trovava già in situazioni di marcata e conclamata sofferenza finanziaria, “venivano effettuate ulteriori e numerosissime operazioni distrattive, senza alcuna garanzia di restituzione, a beneficio – dicono le fiamme gialle – non solo della nominata AD Network s.r.l., ma anche, tra le altre, di due distinte società appartenenti al medesimo gruppo societario, attive nel settore immobiliare, pure fallite negli anni 2015 e 2016, la P.I s.r.l. e la A.I. s.r.l., rispettivamente con sede a Siracusa e a Roma”.

Secondo gli investigatori, inoltre, “con le medesime finalità venivano appostate in bilancio anche passività inesistenti, riferibili ad un’ennesima società appartenente al medesimo gruppo, la Q. s.r.l. di Roma, attiva nel settore della costruzione di edifici”. Un’indagine tecnicamente estremamente complessa e che ha permesso di fare luce su quello che la guardia di finanza definisce “uno strutturato e consolidato meccanismo bancarottiero, perpetrato, da oltre un ventennio”.

Il “dominus” sarebbe stato il 59enne Augusto Reitano, oggi destinatario della custodia cautelare in carcere, di origini messinesi ma attivo anche sulle piazze di Roma e Milano. Un notissimo imprenditore del panorama siciliano e nazionale, amico di numerosi politici siciliani e in alcune cronache indicato, per pregresse vicende, come “il re delle 488”, per la sua capacità di saper ottenere fondi pubblici a favore di sue imprese. Reitano, nel corso degli anni, “si è reso protagonista – sottolinea la guardia di Finanza – di plurimi fatti di bancarotta fraudolenta, correlabili ad entità patrimoniali di assoluto rilievo, relativi ad attività di impresa svolte con finalità non imprenditoriali, bensì secondo logiche distrattive improntate alla totale assenza di trasparenza, in danno dell’Erario e dei creditori”.

Nell’ordinanza anche alcune intercettazioni, in cui un presunto prestanome affermava: “Io ero amministratore… ma io non è…. non è che ho fatto l’amministratore mai, perché non ho nessun… nemmeno una lira io ho mai toccato, mai un soldo…”.

E ancora, in un altro dialogo intercettato, sempre in riferimento all’imprenditore: “Molto probabilmente sta capendo che alla fine è lui che ha fatto sempre questi amministratori, queste cose e quindi pensava di rimanere indenne… . Le cose sono sempre riconducibili a lui e che quindi lui comunque le sue rogne ce le avrà sempre”. Ai domiciliari Gabriele Reitano, di 66 anni, fratello di Augusto Reitano, rintracciato a Milazzo, e Cristoforo Oliveri, di 70 anni, individuato a Valguarnera Caropepe. Entrambi sono ritenuti “mere teste di legno”.