Arrivano domani i pescatori liberati, i libici hanno usato le maniere forti

0
30
pescatori liberati a bengasi

E’ previsto per domani l’arrivo dei due pescherecci con a bordo i 18 pescatori liberati a Bengasi dopo oltre tre mesi di prigionia. La città di Mazara del Vallo si prepara ad accoglierli con calore. I motopesca Antartide e Medinea, con i loro equipaggi, sono in viaggio nel Canale di Sicilia scortati dalla fregata Margottini della Marina Militare, impegnata nell’Operazione “Mare Sicuro” (Foto AgenPress). Il loro arrivo è previsto per mezzogiorno.

Un grande striscione con la scritta “Bentornati a casa” installato nell’aula consiliare del Comune di Mazara del Vallo darà il benvenuto ai pescatori liberati. Gli uomini verranno tutti sottoposti ai test anti-Covid, come ha confermato il sindaco mazarese Salvatore Quinci.

Si concluderà così un’odissea iniziata lo scorso 1 settembre quando i due pescherecci siciliani furono fermati dalle motovedette libiche in un tratto di mare che il Paese nordafricano rivendica da 15 anni. Una prigionia durata 106 giorni è conclusa lo scorso 17 dicembre dopo un lungo lavoro dell’intelligence italiana.

Dopo la liberazione i pescatori, che in più di tre mesi di detenzione avevano potuto sentire i parenti soltanto due volte, hanno raccontato le difficili condizioni in cui sono stati costretti a vivere la prigionia. “Eravamo in celle buie – hanno raccontato – e con poco cibo portato in scatole di metallo. Accendevano e spegnevano la luce a loro piacimento”.

Ma secondo quanto riferisce Marika Calandrino, moglie di Giacomo Giacalone, marinaio trentatreenne del peschereccio Anna Madre sfuggito al sequestro, ma caduto comunque in mani libiche, gli uomini del generale Haftar sono andati giù pesante.

“Il giorno dopo il sequestro dei pescherecci ho ricevuto una foto di mio marito e ho visto che aveva l’occhio destro semichiuso e la guancia arrossata, segno che aveva subito violenze” – dice la donna che ha sentito il marito il 13 novembre e ieri, ma che della questione non hanno mai parlato.

“Tra di noi – spiega Marika – esiste un codice di comunicazione tutto nostro. Quando gli ho chiesto come stava, mi ha risposto dicendo che è ‘come quando ti schiaccio l’occhio, e cioè non posso parlare’. Questo, nel nostro linguaggio significa ‘ora sto bene ma prima no'”.

Marika Calandrino conserva la foto con il volto del marito, “ma non posso mostrarla”, dice. “Non vedo l’ora di riabbracciarlo, sono quattro mesi che non lo vedo. La nostra bambina, Gaia, che ha un anno e 5 mesi, quando lui è partito, il 20 agosto, si muoveva con il girello. Adesso parla, corre e bacia la foto del suo papà”.