Ars: Governo battuto in Aula, Riscossione Sicilia verso la liquidazione, salta Fiumefreddo

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antonio fiumefreddo cacciato

Si avvicina lo spettro della liquidazione di Riscossione Sicilia, la società che si occupa della riscossione delle imposte nell’Isola. Tutto però avverrà con calma. Salta subito invece l’amministratore unico Antonio Fiumefreddo. Lo prevede la “norma-compromesso” approvata in serata dall’Assemblea, dopo che il governo era stato battuto, col voto segreto, su un emendamento soppressivo dell’articolo che prevedeva la liquidazione.

Durante una pausa dei lavori parlamentari e’ stato predisposta la riscrittura della norma sulla liquidazione. La Regione avvierà le procedure per la liquidazione della società che riscuote le imposte nell’isola, ma ha tempo fino al 31 dicembre del 2018, perché entro quella data dovrà essere stipulata un’apposita convenzione con il ministero dell’Economia “che assicuri il mantenimento dei livelli occupazionali del personale con contratto a tempo indeterminato in servizio a far data 31 dicembre 2016”.

Un fondo da 2 milioni di euro in tre anni, dal 2017 al 2019, che serva al sostegno delle imprese danneggiate dalla presenza di cantieri per la realizzazione di opere e infrastrutture pubbliche. Ad ottenerlo sono i deputati del Movimento 5 Stelle all’Assemblea regionale siciliana che hanno visto approvato in Aula un emendamento che prevede forme di sostegno o defiscalizzazione in favore delle imprese danneggiate dai cantieri per opere pubbliche.

“Dopo mesi di battaglie all’interno del Parlamento regionale – spiegano i deputati – siamo riusciti a riconoscere un diritto sacrosanto a tutte le imprese che, a causa delle lungaggini dei cantieri per le infrastrutture pubbliche, hanno subito perdite”. Caso emblematico, per i grillini, è quello dei cantieri di via Amari a Palermo, che “hanno causato la chiusura di una decina di attività commerciali. L’esempio potrebbe estendersi a qualsiasi città dell’Isola – sottolineano i 5 Stelle – le cui piccole e medie imprese locali, già sofferenti per la cattiva congiuntura economica e il fiorire dei centri commerciali, hanno subito flessione di clientela a causa dei vicini cantieri pubblici. Adesso – concludono i deputati – manca soltanto il voto finale del testo di legge all’interno del quale è contenuta la norma che dovrebbe arrivare domani, prima della chiusura estiva dei lavori del Parlamento”.

Ma la giornata a Sala d’Ercole non è stata tanto facile. A sorpresa è spuntato un maxi-emendamento al “collegato” che conterebbe una serie di norme di ogni tipo. Un’iniziativa che avrebbe irrigidito il presidente Giovanni Ardizzone che ha sospeso la seduta. Il governo si è riunito nella stanza di Palazzo dei Normanni per verificare come andare avanti. Il “collegato” rischia di arenarsi, così come il disegno di legge sul Consorzio autostrade siciliane. Senza accordo i due testi potrebbero essere rinviati a settembre, alla ripresa dei lavori parlamentari dopo la pausa estiva. Ieri pomeriggio era stato approvato l’assestamento di bilancio.

La bagarre e i momenti di tensione erano cominciati di mattina all’Assemblea Regionale Siciliana quando il governo Crocetta ha annunciato l’intenzione di ripresentare la norma sulla fusione tra Cas (Consorzio per le Autostrade Siciliane) e l’Anas, già bocciato mesi fa. Contrarie le opposizioni. La norma “è fuori tempo massimo, non si può legare alla discussione sul collegato, in pieno agosto. Se ne occuperà la prossima amministrazione regionale”, ha detto l’esponente del M5S Angela Foti.

“La proposta che era stata presentata dal governo – ha spiegato in aula l’assessore alle Infrastrutture Luigi Bosco – all’epoca non è stata approvata in Seconda Commissione. In seguito a un incontro in commissione, martedì sera, è stata rielaborata in modo da consentirne l’approvazione. E’ importante approvare questa norma – ha sottolineato Bosco – che costituisce una start up per una successiva rielaborazione degli accordi con Anas e che dà il via libera alla trasformazione del Cas in una società per azioni”.

Il vicepresidente dell’Ars Giuseppe Lupo, che ha presieduto i lavori, ha chiesto a quel punto al governo di “presentare l’emendamento agli uffici della Presidenza, che lo trasmetteranno nuovamente alla Commissione Bilancio, che sarà autorizzata a riunirsi durante la sospensione dei lavori per verificare che l’emendamento sia accompagnato dalla relazione tecnica e per esprimere il suo parere, e solo a quel punto potrà essere sottoposto all’aula”.