Ars: in Commissione si ferma il ddl che abolisce la doppia preferenza di genere

Maggioranza in tilt a palazzo dei Normanni anche sul terzo mandato per i sindaci dei comuni con meno di tremila abitanti. Il centrodestra si divide su due fronti, si vorrebbe mutare l'attuale legge elettorale in vigore per gli enti locali prima delle prossime amministrative di primavera

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guerra tra udc e fdi

Non una bocciatura formale, ma un rinvio sine die, in attesa che si trovi la quadra sul ddl che abolisce la doppia preferenza di genere. E’ quanto è avvenuto in commissione Affari Istituzionali all’Ars dove la commissione si è spaccata sul contestato disegno di legge presentato dal capogruppo di FI Giuseppe Milazzo e sostenuto dal presidente della commissione Stefano Pellegrino.

Proprio quest’ultimo, aveva chiesto e ottenuto dal presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè di poterlo trattare in Aula con procedura d’urgenza.

Maggioranza in tilt all’Ars, dunque, e non solo sulla doppia preferenza di genere, anche sul terzo mandato per i sindaci dei comuni con meno di tremila abitanti. Si divide su due fronti la maggioranza che punta a mutare l’attuale legge elettorale in vigore per gli enti locali prima delle prossime amministrative di primavera.

Forti contrasti in Commissione Affari istituzionali, presieduta dall’azzurro Stefano Pellegrino, hanno determinato il rinvio del ddl sull’abolizione della doppia preferenza di genere.

Secondo alcuni parlamentari della maggioranza, che non hanno condiviso la proposta di Pellegrino di esaminare in Aula e con procedura d’urgenza il ddl presentato dal capogruppo di FI Giuseppe Milazzo, nel documento si sarebbe voluto riproporre con un emendamento a sorpresa, la norma che concede il terzo mandato ai sindaci bocciata la scorsa settimana.

Un tentativo fallito, non apprezzato dalla quasi totalità della commissione che ha rinviato l’esame del testo a dopo le elezioni. Un impasse della prima commissione parlamentare, dunque, ferma adesso in attesa che si ridefinisca un ordine del giorno, ma senza le condizioni per approvare uno dei due documenti su cui mancano i numeri.

Pur non essendo componenti della commissione Affari istituzionali hanno seguito i lavori Marianna Caronia (FI) e Vincenzo Figuccia (Misto – Udc), contrari all’abolizione della doppia preferenza di genere, come la parlamentare di #DiventeràBellissima Giusy Savarino.

“Bocciata la norma che stabiliva il terzo mandato, hanno tentato di riportare l’attenzione sul voto di genere e infilarci dentro quella norma – accusa Figuccia soddisfatto – comprendendo che in Aula sarebbe stato un tonfo, hanno cercato di approvarla in commissione, ma lo abbiamo evitato; sono altre le priorità da affrontare, come il ddl sulle Ipab che riguarda famiglie disagiate e lavoratori senza stipendio”.

“Su proposta del Pd, condivisa da altri deputati di maggioranza ed opposizione, la discussione sulla preferenza di genere in commissione Affari istituzionali è stata rinviata a dopo le elezioni”, rivendicano il capogruppo Giuseppe Lupo ed il parlamentare Antonello Cracolici, “è prevalso il buonsenso, abbiamo impedito colpi di mano: la proposta di modifica di una norma importante come quella sulla doppia preferenza di genere nell’ambito della legge elettorale per le amministrative, potrà essere esaminata nel merito con i giusti tempi e dopo aver effettuato le necessarie audizioni”. (AGI)