Assenteismo, i carabinieri scoprono 16 “furbetti del cartellino” al Comune di Ficarra

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Per i sedici dipendenti del Comune di Ficarra, nel Messinese, sospesi dal servizio per assenteismo, tra cui tre dirigenti, l’abitudine di non timbrare il cartellino e assentarsi era “cronica, diffusa e generalizzata”.

I dipendenti si allontanavano fraudolentemente dai rispettivi uffici “in assenza di ragioni di servizio ed al solo fine di attendere a incombenze di carattere strettamente personale, provocando così evidenti disservizi all’utenza e recando grave nocumento all’immagine ed alle casse dell’Ente comunale di appartenenza – dicono gli inquirenti – Gli stessi indagati, infatti, evitavano dolosamente la timbratura dei cartellini o della scheda magnetica in modo da non far risultare i periodi di assenza e subire le conseguenti decurtazioni retributive”.

Nel complesso, dunque, sono state rilevate e cristallizzate dagli inquirenti circa 650 assenze arbitrarie per un ammontare complessivo di oltre 12.500 minuti. Tra i 16 destinatari della misura cautelare figurano – tra l’altro – 3 dirigenti, rispettivamente delle area tecnica, amministrativa ed economico-finanziaria, i quali rispondono per truffa in concorso materiale con gli altri indagati, “in ragione dell’omissione di qualsivoglia forma di controllo nei confronti del personale dipendente”.

I militari dell’Arma hanno svelato “l’esistenza di un vero e proprio sistema fraudolento e patologico ai danni della Pubblica Amministrazione, sviluppatosi e rafforzatosi nel tempo in un contesto di anarchia amministrativa, laddove l’azione dei pubblici dipendenti era svincolata da qualsiasi forma di controllo ed il doveroso rispetto delle regole veniva abbandonato alla discrezione ed all’arbitrio dei singoli”.

Insomma “un sistema di malaffare che per i suoi caratteri di pervasività e diffusione nel contesto amministrativo del comune nebroideo, non poteva che realizzarsi e reggere nel tempo attraverso atteggiamenti di granitica complicità tra i singoli indagati ed in particolare tra coloro che avrebbero dovuto esercitare funzioni di controllo e coloro che avrebbero dovuto essere i controllati. Il tutto per perseguire personali ed illeciti benefici, in un clima di cronico disinteresse per le funzioni pubbliche svolte e di totale assenza di senso del dovere”.

Questi comportamenti “anomali” non sono sfuggiti allo sguardo vigile ed esperto dei carabinieri della Stazione di Ficarra, i quali, ben conoscendo le dinamiche della realtà locale, nel corso dei loro quotidiani servizi perlustrativi nel centro abitato, hanno iniziato con discrezione ad annotare e monitorare, in modo sempre più incisivo, gli spostamenti dei vari dipendenti comunali indagati.

L’ordinanza applicativa della misura cautelare personale interdittiva è stata eseguita dal Comando Provinciale Carabinieri di Messina, guidato dal colonnello Jacopo Mannucci Benincasa, che ha condotto l’indagine coordinata dalla Procura di Messina. Altre 23 persone sono indagate. L’accusa è per tutti di truffa aggravata e continuata ai danni dell’Ente Pubblico e di false attestazioni o certificazioni.

Tra i sedici “furbetti del cartellino” sospesi dal servizio del Comune di Ficarra, piccolo centro del messinese, c’è anche S.G, la responsabile del settore trasparenza e anticorruzione. E’ quanto emerge dall’inchiesta condotta dai Carabinieri del Comando provinciale guidati dal colonnello Jacopo Mannucci Benincasa. La donna, che ha avuto una interdittiva di nove mesi, è addetta all’Ufficio Segreteria del Comune di Ficarra, con mansioni nell’ambito del settore trasparenza e Anticorruzione.

“La donna, infatti, con la scusa di recarsi presso altri uffici esterni al Comune ed ovviamente senza timbrare il badge per registrare l’allontanamento, in soli due mesi ha fatto registrare ben 160 assenze di varia durata, nel corso delle quali, veniva vista dai militari recarsi anche verso la propria abitazione”.

Le stesse “condotte delittuose valevano l’applicazione di una misura interdittiva di 8 mesi a T.G.A., istruttore amministrativo addetto all’archivio ed ai Servizi Esterni del Comune e a B. D., addetto all’Ufficio tecnico con varie mansioni – dicono i Carabinieri – Entrambi, infatti, erano soliti allontanarsi dal proprio ufficio per svolgere le più diverse incombenze private, nonché per intrattenersi in conversazione con altri soggetti in lunghissime pause caffè”.