Assessori indagati, Musumeci: “Rispetto il lavoro dei magistrati, no ai giacobinismi”

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nello musumeci

Il presidente della Regione Nello Musumeci interviene sulle indagini che coinvolgono alcuni esponenti della sua giunta. Il governatore siciliano è stato chiamato in causa dalle opposizioni, che hanno evidenziato il suo silenzio rispetto a quattro diverse vicende giudiziarie che interessano altrettanti assessori. L’ultimo, in ordine di tempo, l’ex rettore dell’Università di Palermo Roberto Lagalla indagato ieri nell’ambito dell’operazione Artemisia.

“Le indagini della magistratura condotte su ambienti e uomini politici sono sempre una garanzia per la buona politica. Garanzia di costante monitoraggio, controllo, verifica ma anche deterrenza, specie in una terra assai difficile come la Sicilia. Ma attenti a non trasformare l’indagato in colpevole” – attacca Musumeci -. Voglio essere più chiaro: mi fanno paura i politici giacobini, i sanculotti in servizio permanente, quelli che come iene e sciacalli aspettano, dietro l’angolo, la notizia di giornale per emettere sentenze di condanna e dare lezioni di moralità – prosegue -. I moralisti per professione sono una brutta categoria: usano la giustizia inquirente come arma politica per colpire un avversario altrimenti invulnerabile o per coprire proprie inefficienze, colpe e persino doli, come fatti anche recenti dimostrano”.

Nello Musumeci poi si rivolge alle opposizioni e alla politica in generale: “Lo dico con la serenità di chi, per formazione e storia personale crede di non potere ricevere lezioni di vita da nessuno: sono sempre stato garantista e non ho mai speculato su vicende giudiziarie che abbiano visto coinvolti uomini e donne di tutti gli schieramenti, grillini compresi. Chi riveste ruoli istituzionali, ad esempio nel governo regionale o all’Ars, ha il dovere di chiedere ‘trasparenza’ nel voto d’Aula (altro che voto segreto!) e l’applicazione di un codice etico per tutti, governanti, deputati e burocrati. Ma soprattutto ha il dovere di rispettare nel silenzio il lavoro della magistratura e attendere fiducioso il giudizio finale. Pretendendo che se a sbagliare è un politico, merita di essere condannato due volte!” -conclude.