Bagheria: dottoressa aggredita nella guardia medica: “Qui è un ring”

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“Qui è un ring”, queste le amare parole consegnate a Facebook da una dottoressa vittima di un’aggressione verificatasi all’interno della guardia medica di Bagheria, vicino Palermo. A renderlo noto è la Federazione dei Medici di Medicina Generale (Fimmg), che torna a chiedere di prendere con urgenza provvedimenti contro chi aggredisce il personale sanitario nell’esercizio delle sue funzioni.

Nel pomeriggio del 26 gennaio, secondo la ricostruzione, una donna si sarebbe presentata in Guardia medica in visibile stato di alterazione, accusando il medico di turno, Alessandra Pizzo, di 31 anni, di non averle passato al telefono, come da sua richiesta, il pediatra della stanza attigua. Le minacce iniziali sarebbero velocemente evolute in un feroce attacco verbale, quindi in una aggressione fisica. La dottoressa ha riportato una distorsione con 15 giorni di prognosi e presentato denuncia nei confronti del suo aggressore. Quindi ha consegnato la sua amarezza al web. “Non mi sono mai sentita sicura dentro quella guardia – ha scritto – spesso sembra un ring piuttosto che un posto di lavoro. Amaramente, oggi, lo confermo e lo condivido”.

“Esprimo solidarietà e profondo dispiacere per la terribile esperienza che la nostra collega ha dovuto subire – sottolinea Tommasa Maio, segretario nazionale di Fimmg Continuità Assistenziale -. Purtroppo non esiste più un medico di continuità assistenziale che non si chieda, entrando in servizio, se riuscirà a svolgere serenamente il suo lavoro senza ricevere minacce insulti o peggio aggressioni come in questo caso”.

E se tutelare l’incolumità dei medici è un tema centrale, conclude, “ancor più lo è tutelare l’incolumità delle donne medico, sempre più numerose e maggiormente esposte ad atti di violenza”.

Quindi l’appello al ministro della Salute e ai parlamentari che sono già al lavoro su un disegno di legge al Senato sulla sicurezza degli operatori sanitari, affinché venga inserita anche la procedibilità d’ufficio nei riguardi di chi aggredisce il medico nell’esercizio delle sue funzioni. (ANSA)