Bagheria: soldi a due immigrati per uccidere la zia, in manette trentanovenne

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Un omicidio pianificato in ogni dettaglio, con la ricerca di due sicari pronti a uccidere in cambio di poche migliaia di euro. Un progetto di morte maturato in ambito familiare, con la nipote acquisita che da tempo meditava di sbarazzarsi della zia con la quale aveva sempre avuto un rapporto conflittuale.

Maria Francesca Castronovo, 39 anni, un passato difficile alle spalle, cresciuta in una casa famiglia, era riuscita malgrado tutto a conquistarsi la fiducia dei parenti. Tanto da diventare la badante del nonno, con il quale viveva a Bagheria in via San Fratello. Ma proprio all’interno della famiglia i rapporti si sarebbero incrinati sopratutto con una delle figlie dell’anziano, Angela Maria Corona, 47 anni.

Litigi continui, in particolare sulla gestione economica. Tanto da convincere la nipote a sbarazzarsi di quella zia ritenuta troppo “ingombrante”. Maria Francesca Castronovo si è recata a Ballarò, dove vivono tante famiglie di migranti, ingaggiando due sicari, l’ivoriano Guy Morel Diehi, di 22 anni, che già conosceva, e Toumani Soukouna, un maliano di 28 anni. Con loro ha stabilito anche il compenso per l’omicidio: 15.500 euro.

Soldi presi dal conto del nonno e di un altro zio di cui aveva la tutela. Martedì 14 aprile è scattato l’agguato. Angela Maria Corona, come ogni giorno, è andata a trovare il padre. I due sicari, che erano nascosti in casa, hanno afferrato la donna e l’hanno uccisa strangolandola.

Poi il corpo è stato infilato in un sacco e gettato sotto un ponte in un dirupo, nei pressi della strada provinciale tra Bagheria e Casteldaccia. Il corpo della donna, scoperto due giorni dopo, sarebbe stato orrendamente mutilato da alcuni cinghiali. Sin dall’inizio le indagini dei carabinieri, coordinate dal sostituto Daniele Di Maggio e dal procuratore di Termini Imerese Ambrogio Cartosio, si sono concentrate nell’ambito familiare.

Fino a quando la nipote della vittima, sentita più volte in ospedale dove era stata ricoverata per alcune ustioni alla gamba e dove ancora si trova, non è crollata confessando tutto e indicando anche i nomi dei suoi complici: “E’ vero, sono stata io a farla uccidere, mi maltrattava continuamente fin da bambina”. La donna ha sostenuto che la zia l’avrebbe costretta “a mangiare scarafaggi e a utilizzare lo spazzolino bagnato con l’acqua del water”.

Ma per gli inquirenti si tratterebbe soltanto di un tentativo di alleggerire la sua posizione. Subito dopo l’assassinio Maria Francesca Castronovo avrebbe tentato di togliersi la vita, cercando di farsi esplodere dentro la sua auto imbottita di benzina e con una bombola di gas. Un piano sventato dal fidanzato, come ha raccontato lei stessa ai militari, che sarebbe riuscito a soccorrerla appena in tempo. I carabinieri hanno ritrovato la Citroen distrutta dalle fiamme nei pressi del cimitero di Bagheria. Le ustioni sul corpo della donna, che l’hanno costretta a recarsi in ospedale, sarebbero state state provocate dal rogo dell’auto. (ansa)

Le indagini proseguono per verificare ulteriori eventuali responsabilità. La Procura di Termini intanto ha autorizzato l’autopsia. Gli interrogatori di garanzia si terranno lunedì.