Bagnai (Lega): “Reddito di cittadinanza e “quota 100″ nel secondo semestre”. Le regole

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“Si è dato un orizzonte temporale del secondo trimestre, che a me sembra ancora credibile”. Lo afferma il presidente della Commissione Finanza e Tesoro del Senato, Alberto Bagnai (Lega), rispondendo a una domanda sui tempi di entrata in vigore del reddito di cittadinanza e di “quota 100”, il meccanismo che porta alla pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi.

“Per quando verrà effettivamente approvato il provvedimento avrei potuto fare una previsione quando non ero in politica, adesso che sono in politica so che prendere le decisioni dipende da una serie di interazioni complesse tra i diversi attori coinvolti”, aggiunge Bagnai a margine di una giornata di formazione della scuola di politica della Lega a Milano.

“Noi attueremo una legge della Repubblica italiana e possiamo fare anche molto meglio, perché quel decreto contiene degli elementi di difficile praticabilità, è finanziato per un solo anno e contiene elementi sul codice penale che rischiano di intasare le Procure di tutta Italia”. Lo dice Nicola Zingaretti a In Mezz’ora in più. “Io avrei allargato il Rei – prosegue – ma ora lavoreremo per la riduzione del danno, e quando sarà legge cercheremo di farlo arrivare a chi ne ha diritto nel migliore dei modi anche se hanno fatto un pasticcio. E’ chiaro che i 5S hanno creduto nel reddito molto più di quanto il Pd abbia creduto nel Rei”.

“Passa un giorno, passa l’altro, ma il Decreto del Governo su Quota 100 e Reddito di Cittadinanza non arriva. Ogni giorno ha la sua ‘bozza’, che corregge quella del giorno precedente”. Lo dichiara Cesare Damiano, leader dei Laburisti Dem. “Questo prendere tempo – continua – nasconde il fatto che, molto probabilmente, i conti non tornano con la Ragioneria e che le promesse non fanno il paio con le risorse disponibili. Il Pd deve avere la capacità di fare proposte alternative. Protestare è doveroso, ma non basta, e, soprattutto, non possiamo apparire come quelli che sono contro le quote e contro il sostegno ai più poveri, tutte misure che abbiamo inventato noi e che ci sono state malamente scippate dai gialloverdi”.

Decretone: a chi salta impegni per reddito taglio beneficio

Non solo le clausole di decadenza, a partire da quelle legate al rifiuto di proposte di lavoro congrue. E il carcere da 2 a 6 anni per chi presenta documentazione falsa per accedere. La bozze del decretone prevede diverse sanzioni, (da parte dell’Inps quando non sono penali) per chi non rispetta gli impegni connessi al reddito di cittadinanza, anche sotto forma di decurtazione del beneficio da 1 a 6 mesi secondo i vari casi. Decade chi non sottoscrive il Patto per il lavoro o di inclusione, chi non va alla formazione senza giustificazione, o chi non partecipa (per 8 ore massimo la settimana) ai progetti di pubblica utilità attivati dai Comuni. Decade anche chi presenta “dichiarazioni mendaci” per ottenere il reddito (con relativo recupero di quanto incassato). Perde invece una o due mensilità, o decade, chi non si presenta alla convocazione del centro per l’impiego (basta che non si presenti anche uno solo dei componenti della famiglia). Per chi non rispetta gli impegni del patto per l’inclusione sono previsti fino a tre richiami, e il taglio da 2 a 6 mensilità, prima della decadenza.

Patto per il lavoro e chiamata ai centri per l’iimpiego, priorità ai giovani

Accesso, disponibilità al lavoro, chiamata ai centri per l’impiego o, in alternativa, assegno di ricollocazione. E’ un percorso a tappe con scadenze ben delineate quello previsto dalle bozze del decretone per chi beneficerà del reddito di cittadinanza.

Si parte con la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro da presentare contestualmente alla richiesta. Ma anche, in alternativa, direttamente quando arriva la chiamata dei centri per l’impiego. Questi dovranno contattare le persone entro 30 giorni, quando in famiglia ci siano giovani under 26, disoccupati da meno di due anni o percettori di Naspi. Entro i successivi 30 giorni la disponibilità immediata al lavoro va sottoscritta anche da tutti gli altri componenti della famiglia che possono lavorare.

Ai centri per l’impiego va firmato il Patto per il lavoro con il quale si prendono vari impegni, dall’accettare colloqui e selezioni, allo svolgere ricerca attiva di lavoro, al registrarsi alle nuove piattaforme digitali ad hoc che vanno anche consultate “quotidianamente”. Trascorsi 60 giorni dall’immediata disponibilità al lavoro chi non sarà chiamato dai centri per l’impiego passerà direttamente allo step successivo, cioé l’assegno di ricollocazione (previsto comunque per tutti, al massimo entro la fine dell’anno, per ottenere “un servizio di assistenza intensiva nella ricerca del lavoro). Dall’Anpal (entro i successivi 30 giorni per chi non sia stato chiamato prima dai centri) arriveranno le credenziali per l’accesso diretto alla “procedura telematica di profilazione” necessaria per ottenere “l’assegno di ricollocazione” che serve ad attivare l’affiancamento di un tutor, (il “navigator”?). L’assegno si può “spendere” ai centri per l’impiego o presso altri soggetti accreditati. Il servizio del cosiddetto “navigator”, che dura sei mesi, va richiesto “entro 30 giorni” dalla stipulazione del Patto per il lavoro o dall’arrivo delle credenziali.