Bomba d’acqua a Palermo, Contrafatto aveva querelato Orlando due anni fa

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vania contrafatto

Il giorno dopo la bomba d’acqua che si è abbattuta su Palermo, il sindaco Leoluca Orlando ha tirato in ballo l’ex assessore regionale all’energia del governo Crocetta Vania Contrafatto, rientrata ormai nei ranghi della magistratura.

Nel giugno del 2018 l’allora assessore, che oggi da magistrato non può rilasciare dichiarazioni alla stampa, aveva presentato una querela nei confronti di Orlando per diffamazione a mezzo stampa, a seguito di alcune dichiarazioni del sindaco.

“Sin dalla mia nomina, Orlando ha tenuto nei miei confronti un atteggiamento scomposto, irriguardoso e istituzionalmente poco corretto – si legge nell’esposto presentato ai carabinieri di Palermo -. Ho tollerato per tre anni, rispondendo con garbo a illogici e pretestuosi attacchi del sindaco. Orlando ha dichiarato che i lavori di collettamento fognario e di realizzazione di un depuratore a Palermo non sono stati ancora realizzati, poiché ‘l’attività svolta dal Comune ha subito un gravissimo rallentamento per colpa del precedente governo regionale ed in particolare dell’ex assessore Vania Contraffatto, che prima ha rallentato il trasferimento dei fondi al Comune e poi, una volta nominata commissario straordinario, ha brillato per la propria inerzia ed inoperosità”.

“La dichiarazione è calunniosa ed infamante – si legge nella querela – prima perché in qualità di assessore non avevo competenza alcuna sui lavori o sul finanziamento degli stessi, poiché responsabile unico dell’attuazione dell’accordo di programma quadro per la realizzazione degli interventi (che materialmente dovevano essere realizzati dal comune) era il dipartimento regionale acqua e rifiuti in persona del direttore generale, e nessuna voce in capitolo aveva l’assessore”.

Quando invece Contrafatto fu nominata commissario alla depurazione, nel corso del 2016, su 80 interventi di opere di depurazione in Sicilia, figuravano anche quelli di Palermo. “Ma acquisita la documentazione dal comune – si legge sempre nell’esposto – dall’esame che fece la struttura emersero criticità che ci si adoperò a superare. I progetti che ‘sulla carta’ risultavano cantierabili in realtà non lo erano, alcuni erano stati acquisiti nella procedura fallimentare di Aps e il comune non si era occupato di acquistarli dalla procedura fallimentare stessa per metterli in esecuzione, per altri non era ancora terminato l’iter di acquisizione di pareri per l’approvazione o, per altri ancora, non c’era un progetto ma solo uno studio di fattibilità, come emerge dalla relazione di “passaggio di consegne “ che fu da me inviata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero dell’Ambiente e al nuovo Commissario che sostituì nell’incarico commissariale me e gli altri sei commissari nominati ai sensi del precedente decreto legge noto come “sblocca Italia”, conclude l’esposto-denuncia.