Patrizio Cinque indagato dalla Procura di Termini Imerese, ha riunito in queste ore i suoi collaboratori. “Si stanno valutando le mosse da fare”, spiega un componente dello staff. Chi gli sta vicino lo descrive “sorpreso” e “molto provato” per le contestazioni e la severa misura cautelare dell’obbligo di firma decisa dal Gip. Ma anche pronto a dare battaglia, perché “è tutto falso”, ripete il giovane primo cittadino ai suoi, alcuni dei quali parlano di “attacchi a orologeria a poche settimane del voto regionale” e dei febbrili contatti con i vertici del Movimento.
Ieri la grana della sospensione delle “regionarie”, al quale il candidato Giancarlo Cancelleri e i grillini hanno risposto dichiarando che la corsa non si ferma. Oggi questa indagine che fa riferimento alla gestione di appalti del servizio rifiuti del Comune, in particolare la gara per il noleggio degli automessi, all’affidamento della gestione del palazzetto dello sport, e un abuso edilizio riguardanti un familiare del primo cittadino, con contestazioni che vanno dall’abuso d’ufficio alla turbativa d’asta fino alla rivelazione di segreto e omissione d’atti di ufficio.
Due fatti diversi, ma entrambi con risvolti giudiziari. Sedici i funzionari coinvolti e nessun assessore risulta indagato nell’inchiesta coordinata dal procuratore Ambrogio Cartosio. Intanto si alza un ‘muro social’. “Ricordiamoci che è guerra. Hanno nelle mani tutti i poteri. O ci svegliamo o moriamo”, scrive un’attivista. Per un altro si tratta di “un vile attacco giudiziario con evidentissimi fini politici. Non mollate, i bagheresi onesti sono con voi”. E c’è chi, ancora su Facebook, commenta: “Obbligo di firma… nemmeno al peggiore dei mafiosi”, “E’ un chiaro tentativo di sfiancarci”.




