Bunker e postazioni militari di interesse storico, venerdì presentazione a Palermo

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Bunker e postazioni militari della seconda guerra mondiale protagonisti, venerdì prossimo, della conferenza stampa dell’associazione Pillbox Finders. Nell’incontro saranno presentati i risultati del lavoro svolto attraverso il Progetto CE.R.CA.MI. (Censimento e rilevamento casematte militari).

La presentazione dei risultati di ricerca sul campo e di studio del patrimonio storico – militare della seconda guerra mondiale, avrà luogo all’assessorato regionale al Turismo, Sport e Spettacolo – Sala Paolo Borsellino,  di via Notarbartolo 9 a Palermo, alle ore 10:00.

A lavorare sul campo negli ultimi 14 mesi sono stati i volontari e ricercatori storici dell’associazione culturale Palermo Pillbox Finders che, attraverso il progetto Cercami hanno avviato, e portato a termine, un censimento riguardante il patrimonio storico militare della seconda guerra mondiale in Sicilia, nonché uno studio dettagliato sui siti militari, di interesse storico, ancora presenti nella nostra regione.

Alla conferenza stampa parteciperanno: l’assessore regionale al Turismo, Sandro Pappalardo; Giampiero Cannella, giornalista e autore del libro “Task force 45 scacco al califfo”; Michelangelo Marino, Presidente dell’associazione “Palermo Pillbox Finders”; Tiziana Campisi, ingegnere civile e docente all’Università degli Studi Kore di Enna; Alberto D’Agata, archeologo; e alcuni soci dell’associazione “Palermo Pillbox Finders”.

L’incontro, sarà occasione per riflettere sulla vastità del patrimonio storico ed architettonico che comprende i siti e le fortificazioni militari, realizzati in Sicilia per difendere l’Isola durante l’ultimo conflitto mondiale.

Tra casematte, aeroporti, aeroscali, caserme, idroscali, sbarramenti difensivi, postazioni radar, batterie antiaeree ed antinave, aviorimesse, depositi, si contano più di 1.329 siti e fortificazioni militari di alto interesse storico presenti in Sicilia, ed in molti casi, unici per soluzioni tecniche ed architettoniche utilizzate nella costruzione: dalle casematte camuffate da absidi normanne, ai finti castelli posti a presidio di importanti arterie di comunicazione, passando dalle case coloniche con dentro dei veri e propri bunker.  Un ruolo importante lo ebbero anche le piste degli aeroporti, realizzati per fare della Sicilia una base strategica nel Mediterraneo. Piste, che ancora oggi, recano le tracce dei bombardamenti. A protezione delle città siciliane, si costruirono quindi numerosi “capisaldi difensivi costieri”, molti dei quali situati in zone paesaggistiche mozzafiato, spesso difficili da raggiungere.

In questi 14 mesi di ricerca sul campo, i ricercatori ed i volontari di “Palermo Pillbox Finders” si sono avvalsi di tecnologia satellitare e di droni, battendo a tappeto la Sicilia in cerca di fortificazioni, capisaldi difensivi, trinceramenti, vecchi aeroporti di guerra, e raggiungendo così  ben 455 luoghi, tra siti e fortificazioni militari, valutandone, per quelli tecnicamente e strategicamente ritenuti più intessenti, lo stato di conservazione e l’importanza architettonica per potere, eventualmente, proporne la riqualificazione a beneficio della comunità.

Un lavoro che ha analizzato anche le potenzialità turistiche che il patrimonio storico-militare siciliano è in grado di offrire, ovvero quelle di un “turismo storico” come già avviene in altre parti d’Italia e d’Europa: dai rifugi antiaerei di Campo Tizzoro, ai sistemi museali di Belgio, Germania, Francia e Malta, solo per citare alcuni esempi.

La conferenza, in programma venerdì avrà come obiettivo quello di far conoscere questo immenso patrimonio storico ed architettonico anche a cittadini e turisti. Oltre gli interventi degli ospiti, verranno resi noti i dati raccolti, e proiettati filmati ed immagini delle postazioni militari siciliane, descrivendone anche le caratteristiche strategiche e le peculiarità tecniche, come il mascheramento che, per bellezza ed unicità, le rendono, insieme alle fortificazioni sarde, tra le più belle ed originali presenti in tutto il mondo. Un patrimonio, insomma, da tutelare e salvaguardare, ma anche da valorizzare ai fini turistici.