Canottaggio: la campionessa Giorgia Lo Bue e quel sogno del bisturi da chirurgo

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giorgia lo bue

“C’è un circolo virtuoso nello sport: più ti diverti più ti alleni; più ti alleni più migliori; più migliori più ti diverti”. Sono le parole di Giorgia Lo Bue, la campionessa mondiale di canoa che mercoledì 20 compirà 25 anni e il cui sogno nel cassetto è diventare “un chirurgo affermato con una carriera olimpica” alle spalle.

La vogatrice italiana ha vinto i Campionati mondiali di canottaggio 2018 di Plovdiv, in Bulgaria, insieme con la sorella minore Serena. Allora, le due atlete superarono l’equipaggio degli Stati Uniti, con un vantaggio di ben 15 secondi, un risultato straordinario in questo sport. L’oro mondiale non fu però il primo successo delle sorelle siciliane, vincitrici anche della finale dei Campionati mondiali under-23 di Rotterdam, nei Paesi Bassi, nel 2016 e del campionato mondiale juniores tenutosi proprio a Plovdiv nel 2012 e in quello del 2011.

Nonostante i successi, Giorgia Lo Bue non ama essere definita una delle “Sorelle d’Italia”, in ricordo dei Fratelli Abbagnale che fecero la fortuna del canottaggio italiano negli anni Ottanta. “E’ da quando siamo junior che scomodano paragoni con gli Abbagnale”, disse Giorgia dopo la vittoria in Bulgaria. “Noi abbiamo un’ammirazione totale per la loro grinta e i loro risultati eccezionali, però apparteniamo a un’altra generazione”.

“Non ho un soprannome preciso, per tutti sono Giò, tranne che per il mio allenatore, che mi chiama George”, racconta l’atleta secondo EthicSport, che riporta come idolo sportivo della giovane campionessa Pietro Mennea. “Ad essere onesti, il mio eroe di canottaggio è Joseph Sullivan, solo perché ha smentito il mito del Gigante anziano”, racconta invece Lo Bue in un’intervista riportata dalla Federazione mondiale di canottaggio, riferendosi al campione neozelandese vincitore della medaglia d’oro nel 2 di coppia alle Olimpiadi di Londra del 2012.

“Quando mia madre lo vide durante la cerimonia di premiazione ai Giochi olimpici disse a mia sorella che allora pensò a noi due su quel podio!”.

L’atleta palermitana e aspirante chirurgo è capovoga nel team con la sorella Serena, ma nonostante le vittorie resta una ragazza come tante. “Mi piace mangiare e viaggiare, credo siano i due mezzi principali per girare il mondo e conoscere nuove usanze e nuove culture”, racconta Lo Bue, i cui piatti preferiti sono la “torta Setteveli e la parmigiana della nonna. Ne mangerei teglie intere”.

All’atleta siciliana piacciono però anche il cinema, la musica e la letteratura, in particolare il film “Moulin Rouge”, l’attore britannico Benedict Cumberbatch e l’opera di Fausto Brizzi, “Cento giorni di felicità”. La sua canzone preferita è L’isola che non c’è di Edoardo Bennato, “ma non ho un cantante preferito, ascolto tanta musica di tanti generi diversi a seconda del mio stato d’animo”.

Eppure il suo grande amore resta lo sport. “Amo il canottaggio perché mi permette di isolarmi dal resto del mondo e dimenticare i problemi della vita quotidiana durante le ore di allenamento, e anche perché mi dà l’opportunità di screditare diversi falsi miti legati a essere un atleta”.

Giorgia affronta infatti molti sacrifici per continuare la propria carriera. L’atleta deve percorrere quasi 30 chilometri per andarsi ad allenare nel porto di Palermo. “Conviviamo con traffico e onde: la capitaneria ci avverte se ci sono navi in manovra, il rischio è calcolato”, racconta Giorgia. “Mi piacerebbe poter volare. Forse è comune e ovvio, ma almeno non sarei più in ritardo per allenarmi”, racconta Lo Bue rivelando il super-potere che le piacerebbe avere.

Per Giorgia però, lo sport è “passione, sacrificio, ritmo e gioco di squadra”. “Non mi piace perdere tempo, ogni cosa che faccio deve essere finalizzata al raggiungimento di un obiettivo, nello sport come nella vita di tutti i giorni”. E pensare che la giovane campionessa è approdata alla canoa quasi per caso, per una questione di salute. “Da piccola facevo danza, e dopo 9 anni di passione mi dissero che non potevo più praticarla perché soffro d’asma e la polvere del parquet poteva provocarmi delle crisi respiratorie”, racconta Lo Bue. “Così mi consigliarono uno sport acquatico o all’aria aperta e allora mi dissi: “perché non entrambi?”. E la madre di Giorgia, Serena e del fratello minore Francesco optò per il canottaggio. “La persona che mi motiva di più quando sono mentalmente e fisicamente stanca di allenarmi è mia mamma”, racconta Lo Bue. “Lei è sempre lì, pronta a sostenermi e incoraggiarmi nei momenti più difficili, ha sempre il consiglio giusto per andare avanti e pensare positivo. Lei mi butta giù dal letto alle 5 del mattino quando non ho voglia di allenarmi e in ogni momento, felice o triste che sia, è sempre pronta ad aiutarmi e a tenermi con i piedi per terra”.

Proprio a sua madre e al suo allenatore Benedetto Vitale Giorgia dedicherebbe un’altra vittoria importante. “Senza di lui non sarei arrivata dove sono oggi”. La sorella Serena resta però la persona fondamentale per la carriera e la vita di Giorgia Lo Bue. “Mia sorella è sempre stato il mio primo confronto in allenamento, è la migliore compagna di barca che possa desiderare, ed è anche il mio grillo parlante”. “E’ una grandissima capovoga”, dice invece di Giorgia la sorella, che con lei ha vissuto le più grandi vittorie e anche le delusioni sportive.

“La finale del mio primo mondiale Junior (Eton 2011) è stata la gara più bella”, racconta Giorgia. “Allora vinsi nel ‘due senza’ insieme a mia sorella Serena. Ricordo quella gara in ogni singola palata, eravamo due scricciole di 1 e 65 contro energumene di 1 e 80, eppure con tenacia e tantissimo cuore dimostrammo che due sorelle di 1,65 da complete outsider potevano salire sul tetto del mondo!”.

Secondo Giorgia, la “gara da dimenticare” della sua carriera coincide invece proprio con “l’abbandono” della sorella. “Nella finale del ‘due senza’ di una gara nazionale del 2013 gareggiai con un tendine della spalla lesionato e costrinsi mia sorella a disputare le gare successive con la riserva”, racconta l’atleta. “Durante quella gara capii che c’era realmente qualcosa che non andava, infatti 40 giorni dopo mi operai e saltai tutta la stagione”.

Allora, Giorgia e Serena tentarono la strada della voga separata. “Ma insieme abbiamo un’alchimia speciale e io non vedevo l’ora di tornare a far barca con lei”, racconta Giorgia. “Mia sorella Giorgia è la persona più importante della mia carriera d’atleta”, racconta Serena, che vive un rapporto “litigarello” con la sorella maggiore. “Ci becchiamo su tutto ma gli screzi del canottaggio rimangono in barca”, dice Giorgia. “Le due sorelle sono state candidate dalla Confsport agli Italian Sportrait Awards 2019, giunti quest’anno alla settima edizione, nella categoria “Rivelazione Donne”. La premiazione si svolgerà il 18 marzo nell’auditorium “Luiss – Università Guido Carli” di Roma. (AGI)