Caporalato nell’Agrigentino, Patronaggio: “Nuove norme non hanno dato esiti sperati”

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“La nuova normativa sul caporalato non ha dato i risultati che il governo e il parlamento si aspettavano. I motivi? L’omertà in primo luogo, le organizzazioni criminali lucrano sul lavoro nero e chi gestisce questi giri ha la consapevolezza di non andare incontro a denunce ed esposti”. Lo ha detto il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, commentando gli sviluppi dell’operazione “Ponos”, in omaggio a una divinità greca, che ha fatto scattare otto fermi, eseguiti dai carabinieri, nell’ambito di un’indagine su un vasto giro di capolarato che avrebbe portato a guadagni illeciti per circa un milione di euro, messa a segno fra Campobello di Licata, Canicattì.

“Per sfruttare il lavoro nero – aggiunge Patronaggio che ha coordinato l’inchiesta insieme con il pm Gloria Andreoli – bisogna avere le spalle larghe, sapere che nessuno ti denuncerà o presenterà esposti. Il lavoro nero colpisce in prima battuta gli extracomunitari ma non solo. Danneggia anche gli italiani che faticano a ritagliarsi uno spazio lavorativo dignitoso e, in generale, rappresenta un grave danno per l’economia”.

“Vi era un meccanismo di permessi turistici sfruttati per fare arrivare questi lavoratori che venivano poi privati del passaporto, alloggiati in case procurate dalla stessa organizzazione – spiega Patronaggio -. L’orario di lavoro in buona parte notturno: iniziavano alle 3 e proseguivano fino alle 17 ed oltre. Le paghe erano di circa 30 euro, ma i lavoratori pagavano anche i mezzi di trasporto e gli alloggi per dormire. Il lavoro avveniva sempre sotto il rigido controllo di guardiani e abbiamo avuto anche un caso di una donna che ha abortito durante le fatiche sui campi”. (foto: www.grandangoloagrigento.it)