Caporetto di Crocetta, l’Ars boccia la riforma delle province

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Era stata propagandata come il fiore all’occhiello della «rivoluzione» di Rosario Crocetta alla Regione siciliana e invece si è trasformata nella Caporetto del governatore e della sua maggioranza di centrosinistra, che da mercoledì sera semplicemente non esiste più.

Il parlamento siciliano ha, infatti, sonoramente bocciato la riforma che avrebbe dovuto cancellare le province e sostituirle con i liberi consorzi di comuni.

Quello che è crollato, in pratica, è l’impianto del ddl governativo che avrebbe dovuto sancire il compimento della riforma stessa, perché, con 36 sì e 22 no, l’opposizione è riuscita a far approvare un emendamento soppressivo dell’articolo 1 della legge. Morale: nascita dei liberi consorzi respinta al mittente con voto segreto. In Aula hanno, infatti, pesato i franchi tiratori, che hanno messo in minoranza il governo, con la conseguenza che la legge dovrà nuovamente tornare in commissione per essere eventualmente riformulata. Ma intanto, nelle nove province siciliane regna il caos, perché 48 ore fa sono scaduti i termini di proroga dei commissari straordinari che erano stati nominati dallo stesso Crocetta, con la conseguenza che in questo momento negli enti locali soppressi e non ancora sostituiti non governa nessuno.

Una disfatta su tutta la linea per il governatore, che parla di scelta irresponsabile e di vittoria della conservazione. Quel che è certo è che, per evitare un disastro ancora maggiore, si dovrà adesso approvare con urgenza una norma transitoria o un provvedimento presidenziale per prorogare ulteriormente il mandato dei commissari delle province o nominarne di nuovi.

Gongola, com’è ovvio, l’opposizione. Per il leader del centrodestra Nello Musumeci «questa legge non piace nemmeno a chi l’ha presentata. È una legge impresentabile. In questo parlamento nessuno ha il coraggio di esprimere la propria idea se non col voto segreto».

Secondo il capogruppo di Forza Italia, Marco Falcone «la maggioranza PD e l’esecutivo, che hanno tentato di fare passare una legge che null’altro è se non il frutto di un pasticcio, nonostante gli inviti dell’opposizione a dare priorità al bilancio regionale, sono stati puniti».

Il segretario regionale del Pd, Fausto Raciti, intanto, chiede un vertice di tutte le forze di centrosinistra, mentre Sel, per bocca di Erasmo Palazzotto, chiede le dimissioni dell’esecutivo. 

“Oggi è stata scritta una brutta pagina dal Parlamento siciliano, dopo circa due anni di attesa è stata bloccata quella che avrebbe dovuto essere una riforma epocale. E’ evidente che è stato punito il comportamento di una parte del Pd che pensava di portare avanti questa riforma da solo. Ora però serve un atto di consapevolezza. Lo afferma il vice presidente vicario dell’Ars Antonio Venturino a proposito dello stop alla legge che doveva dare un nuovo assetto alle ex province. “Giovedì saranno prorogati i commissari, ma nel frattempo mi auguro – conclude Venturino – che ritorni a prevalere il buon senso sulle dinamiche politiche che poco hanno a che fare con le aspettative dei cittadini, che speravano in una legge che doveva costituire una vera svolta sociale, politica ed economica per diversi territori della nostra Isola”.