Miceli contro Faraone: “Il simbolo del Pd non si tocca”

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Dopo l’uscita di Faraone alza la voce il partito che non vuole rinunciare al simbolo del Pd sulla lista per le comunali. Questa mattina era stato il sottosegretario alla Salute a sostenere che l’accordo con Leoluca Orlando era indispensabile e che i renziani avrebbero potuto persino rinunciare alla lista di partito pur di vincere. Frasi che però non sono piaciute a parecchi dirigenti dei democratici, a partire dal segretario provinciale Carmelo Miceli.

“Ok. La politica spesso è fatta di contraddizioni. Ma immaginare di chiudere un accordo di centrosinistra nella quinta città d’Italia, capoluogo di Sicilia, senza simbolo mi pare troppo” – scrive su Facebook Miceli.  “Certo – ha commentato – del simbolo dispongono i dirigenti nazionali, non il provinciale. Ma della mia identità e dignità politica dispongo io. Io che #sonodelPDemenevanto”.

A dare manforte a Miceli sulla vicenda del simbolo del Pd arrivano anche alcuni esponenti regionali. “Il Pd a Palermo come nelle grandi città chiamate al voto nella prossima primavera, dovrà presentarsi con il proprio simbolo ed è un fatto grave che a propendere per soluzioni diverse siano illustri dirigenti nazionali nonché membri del governo”. Ad attaccare Faraone  sono questa volta Antonio Ferrante e Carmelo Greco, componenti della Segreteria regionale del partito, Silvia Licata, segretaria Pd Agrigento e Maria Concetta Serse, componente della direzione regionale dei democratici.

“E’ tempo che la base del Pd, palermitano e non solo – dicono ancora -, difenda il proprio impegno e la propria dignità verso coloro che, dopo averci condotto a sconfitte umilianti, hanno anche il coraggio di svendere il nostro simbolo in cambio di qualche poltrona. Confermiamo la fiducia nella commissione che sta costruendo il percorso verso le amministrative palermitane e che, siamo certi, saprà difendere il senso di appartenenza di tante donne e uomini che continuano a credere in noi e nel simbolo che racchiude i nostri valori, ma è tempo di aprire una seria discussione sul nostro stare insieme a partire da nuove regole che aprano il Pd ai circoli e ai tesserati e lo chiudano – concludono – a chi vuole ridurre ad ascensore per raggiungere le poltrone di potere romane e siciliane”.