Caso Giambruno, tra i beni sequestrati proprietà e barche di lusso. VIDEO

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Non solo immobili e disponibilità finanziarie: ci sono soprattutto le quote, i complessi aziendali e i mezzi di diverse società tra i beni sequestrati ieri dagli uomini della Digos a Paolo Giambruno, capo del Dipartimento Veterinario dell’Asp di Palermo finito sotto inchiesta per truffa aggravata, abuso, falso e concussione.
Secondo la Procura il dirigente dell’Azienda Sanitaria, che è anche alla guida dell’Ordine dei medici veterinari di Palermo, avrebbe commesso irregolarità sul fronte di controlli e autorizzazioni in cambio di denaro e favori, e avrebbe avuto anche intensi rapporti con esponenti mafiosi di Carini.

Il patrimonio sequestrato ammonta a diversi milioni di euro. I sigilli sono scattati anche per alcune imbarcazioni di lusso, quelle delle società “Unomar srl” e “Marina a Carini srl”, che si occupano di costruzioni di porti, vendita e noleggio di imbarcazioni e formalmente intestate ai figli di Giambruno.

Ma al centro del sequestro c’è anche un’altra società, l’immobiliare “Penta Engineering”, nella quale Giambruno sarebbe stato socio addirittura di Salvatore Cataldo, esponente della famiglia mafiosa di Carini, attualmente detenuto, in passato suo partner d’affari in diverse compravendite immobiliari. Una società, la Penta Engineering, che secondo la Procura avrebbe consentito a Cataldo di riciclare ingenti quantità di denaro di provenienza illecita e di aggirare eventuali altri sequestri disposti dalla magistratura per lui e per i suoi figli.

Giambruno, secondo i magistrati, avrebbe invece gestito in modo tutt’altro che imparziale il suo ruolo di capo del Dipartimento Veterinario, ammorbidendo controlli o favorendo il rilasco di autorizzazioni sanitarie anche a imprenditori agricoli o produttori di carni e formaggi o allevatori non in regola, in cambio di denaro o di altri favori e comunque tutelando spesso i suoi interessi imprenditoriali anche in situazione di conflitto con le sue funzioni di dirigente pubblico.

Un sistema di illegalità che coinvolgerebbe altre persone: tra i 29 indagati, a vario titolo, figurano anche alcuni tra funzionari e impiegati del Dipartimento di Prevenzione Veterinaria dell’Asp.