Castellammare, una chiesa medievale nella grotta di Santa Margherita

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grotta di santa margherita

La grotta di Santa Margherita, nei pressi della cittadina trapanese di Castellammare del Golfo, è in realtà un’antica chiesa medievale. La cavità naturale, posta 15 metri sopra il livello del mare, custodisce antichi affreschi  rimasti parzialmente integri.

A scoprire l’origine e la funzione della grotta è stato Giuseppe Vito Internicola, cultore di storia cittadina che ha setacciato a fondo la documentazione tratta dall’Archivio Diocesano di Mazara. “La grotta di Santa Margherita un’antica chiesa del medioevo. Un’interessante novità storica sulla grotta che custodisce al suo interno pregevoli dipinti rimasti parzialmente integri poiché è raggiungibile solo via mare. Ci congratuliamo con il professore Giuseppe Vito Internicola, per l’arricchimento sulla storia di luoghi di grande valenza culturale che intendiamo recuperare e valorizzare – sottolinea il sindaco di Castellammare”.

La grotta si trova subito dopo il porto in direzione di Punta Pirale ed è raggiungibile solo via mare, ma per chi conosce il percorso. Profonda circa 17 metri, al suo interno custodisce affreschi medievali rimasti parzialmente integri poiché l’anfratto si trova quasi a 15 metri di altezza su livello del mare e la roccia è a strapiombo sul mare. L’icona di Santa Margherita, la Madonna col bambino e un santo, nonché un pesce sono ancora ben visibili ma altre immagini sulla sinistra sono danneggiate

“La grotta è certamente da mettere in sicurezza e recuperare poiché il nostro fine è principalmente quello di tutelarla unitamente ai pregevoli dipinti al suo interno ma anche renderla accessibile in un secondo momento e siamo ben lieti del fatto che ci sia interesse sul sito – afferma il sindaco -. Già dall’insediamento abbiamo avviato un tavolo tecnico con gli enti preposti e le diverse associazioni che intendiamo adesso riconvocare unitamente alle altre e diverse associazioni culturali interessate che operano sul territorio e che sono, ognuna, una importante risorsa, per avviare un ulteriore confronto sul sito di interesse culturale e storico sul quale occorre in primo luogo mettere in atto misure di salvaguardia e predisporre la possibilità di una futura fruizione”.

Secondo il professore Internicola “siamo dinanzi al documento più antico che si riferisce alla grotta (mai il termine, però, è utilizzato nel documento) che era considerata un sacellum, cioè una chiesa di dimensioni ridotte Era un edificio di culto realizzato in ambiente rupestre come altrove in Sicilia o in Italia Meridionale, nato come eremitaggio, ma frequentato anche dai fedeli per pratiche devozionali. Aveva assunto nel 1639 ufficialmente le caratteristiche di cappella tanto da essere visitato dal vescovo. È probabile che ci fosse anche un cappellano”.