Catania, corruzione all’Anas: inchiesta “Buche d’oro”, 9 arresti della Finanza

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Nuovi arresti all’Anas: nove persone sono finite in manette nell’ambito di un’inchiesta della per corruzione sull’esecuzione di lavori di rifacimento delle strade affidati dal compartimento dell’Anas di Catania, nella sostituzione di barriere incidentate e nella manutenzione delle opere in verde. L’indagine del nucleo di polizia economico e finanziaria della Guardia di finanza di Catania ha portato sei persone in carcere, mentre tre sono andate ai domiciliari indagate, in concorso, per corruzione perpetrata nell’esecuzione di lavori di rifacimento delle strade.

E’ il terzo provvedimento cautelare emesso nell’ambito delle indagini “Buche d’oro” su appalti per milioni di euro e che hanno portato in passato all’emissione di altre 9 misure restrittive. Nelle due fasi precedenti delle indagini scattate il 20 settembre e il 18 ottobre sono state emesse nove misure restrittive relative al controllo di appalti per milioni di euro.

Tra i destinatari delle misure cautelari emesse dal gip di Catania Anna Maria Cristaldi, figura anche un imprenditore napoletano, Amedeo Perna, 50 anni, della Irfis Tecnologie stradali srl, con sede a Milano, e che si occupa di costruzione di strade, autostrade e piste aeroportuali. Il faro della Procura distrettuale di Catania, nel suo caso, è stato acceso sui lavori di manutenzione ordinaria delle opere di sicurezza lungo le SS 114 Orientale Sicula, 194 Ragusana, 114dir Costa Saracena e 193 di Augusta per la sostituzione di barriere incidentate o inadeguate.

Il lavoro era stato aggiudicato con un ribasso del 25% per 150 mila euro, iniziato nell’aprile 2018 e si è concluso nel febbraio 2019. Nella circostanza, i funzionari Anas corrotti favorivano la registrazione in contabilità della sostituzione di barriere mai avvenuta. Questo, secondo quanto ricostruito dagli stessi pubblici ufficiali, alcuni dei quali stanno collaborando, poteva avvenire in quanto vi sarebbero state barriere di sicurezza in buone condizioni che non andavano sostituite. Il risparmio di costi a vantaggio dell’azienda aggiudicatrice era di circa 90.000 euro che avrebbero fruttato ai 3 funzionari una ‘tangente’ di 30.000 euro. L’accordo però, per difficoltà dell’impresa coinvolta, non si concretizzava nella sua interezza, ma con il solo pagamento di 5.000 euro. A ‘garanzia’ della Ifir sarebbe intervenuto altro imprenditore per ‘assicurare’ ai funzionari Anas l’integrale versamento della mazzetta. Quest’intervento permetteva all’impresa corruttrice di portare fino al termine il suo progetto illecito pur non essendo poi in grado di assolvere all’impegno di pagare l’intera tangente pattuita di 30 mila euro.  All’imprenditore, difeso dall’avvocato Rosario Pagliuca, viene contestato il reato di corruzione. La misura cautelare del carcere gli è stata notificata all’alba dalla Guardia di Finanza di Caserta. L’imprenditore è stato condotto nel carcere napoletano di Poggioreale.

Gli episodi corruttivi sono avvenuti negli ultimi due anni e riguardano anche indagati già raggiunti da precedenti misure cautelari: per l’Anas R.C. Contino, G.Panzica e G. Romano già ai domiciliari, destinatari anche oggi di analoga misura; per le imprese, vi è Pietro Matteo Iacuzzo, rappresentante legale della Isap srl di Termini Imerese, già ai domiciliari e, da oggi, in carcere.

I, carcere, inoltre, Giorgio Gagliotta, dipendente Anas a capo del Nucleo C del Centro di manutenzione D dell’Area Tecnica Compartimentale diretta da Contino che, a sua volta, nei casi incriminati, rispondeva a Romano, competente alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle statali 114 Orientale Sicula (dal Km. 54,4 al Km. 92,022 e dal km 105,25 al km 130), e 114dir Costa Saracena (dal km 4,6 al km 12), SS 194 (Ragusana, dal km 0,3 al km 11,7); Amedeo Perna, dipendente della Ifir tecnologie stradali srl, con sede a Milano econ un volume d’affari annuo di oltre un milione di euro; Santo Orazio Torrisi, rappresentante legale della Sicilverde srl, con sede ad Aci Sant’Antonio (Catania) e con un volume d’affari annuo superiore ai 2 milioni di euro; Giuseppe Ciriacono, padre del rappresentante legale della Ital costruzioni group srl, con sede a Caltagirone e con un volume d’affari annuo di circa 500 mila euro; Vincenzo Baiamonte, già dipendente della Safe roads srl, con sede a Misilmeri (Palermo) e un volume d’affari annuo superiore ai 2 milioni di euro, dal 2019 dipendente della Truscelli salvatore srl, con sede a Caltanissetta (C), il cui rappresentante legale, Salvatore Truscelli, il 18 ottobre scorso è finito ai domiciliari perché sorpreso dai finanzieri a consegnare negli uffici dell’Anas, una tangente di 10.000 euro in contanti.

Le indagini si sono avvalse di intercettazioni telefoniche e ambientali, accertamenti bancari, documentazione amministrativa concernente i lavori oggetto di illecite dazioni nonché interrogatori nel corso dei quali alcuni funzionari Anas hanno ammesso responsabilità. In alcuni casi, c’è stata anche la mancata esecuzione di opere previste nei capitolati di appalto.

Le gare in questione, i cui bandi e la valutazione delle offerte, a seconda dell’entità dei lavori da affidare, erano a cura della direzione generale dell’Anas o della struttura territoriale di coordinamento di Palermo, venivano aggiudicate anche con ribassi superiori al 50%. Paradossalmente, i lavori che vedevano passaggi di mazzette tra imprese e funzionari corrotti si concludevano in tempi rapidi, secondo i pm “per incamerare quanto prima il profitto criminale derivante dalla parziale o totale inadempimento dei vincoli contrattuali fissati”. Altro elemento indiziario della sintonia esistente tra corrotti e corruttori è l’assenza di qualsiasi contenzioso, e “il puntuale e celere rilascio della piena conformità a quanto commissionato così da velocizzare il più possibile il pagamento” da parte della pubblica amministrazione”.

Emergono anche nuovi casi di lavori non eseguiti a regola d’arte sulle principali strade della Sicilia centro – orientale, dalla mancata scarificazione dell’asfalto da rimuovere, alla mancata o parziale rimozione di barriere incidentate o inadeguate e il taglio di sterpaglie lungo le arterie.

“Questo sistema che era diffusissimo nell’area compartimentale di Catania prevedeva che i risparmi sulla qualità dei lavori che andavano a compromettere la sicurezza costituissero poi la base del monte di denaro che poi veniva spartito tra le imprese che risparmiavano e i funzionari che non controllando consentivano che questi risparmi venissero fatti”. Lo ha detto procuratore capo di Catania, Carmelo Zuccaro, a margine della conferenza stampa della terza fase dell’inchiesta Buche d’Oro, con il coinvolgimento di funzionari Anas corrotti. “Il Paese – ha aggiunto Zuccaro- non può più tollerare questa sistematica spoliazione delle poche risorse pubbliche per avere dei lavori che non solo sono fatti male ma che espongono al rischio la sicurezza degli utenti”.