Cateno De Luca annuncia le sue dimissioni da sindaco di Messina

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tagli alle ex province

Il sindaco di Messina, Cateno De Luca si è dimesso con una lettera inviata al segretario generale del Comune e al presidente del Consiglio comunale.

Nella lettera De Luca comunica le sue dimissioni dalla carica di sindaco a partire dall’8 ottobre e chiede al presidente del Consiglio comunale la convocazione di una apposita seduta, “preferibilmente per sabato 6 ottobre”, con tre punti all’ordine del giorno: esame della relazione di inizio mandato del sindaco, misure “indifferibili e urgenti” a salvaguardia degli equilibri economico-finanziari del Comune e del sistema delle Partecipate municipali, dimissioni del sindaco.

La missiva, pubblicata da De Luca sul suo profilo Facebook, è datata 28 settembre ma non riporta alcun numero di protocollo. Nella lettera nessun riferimento alle motivazioni delle dimissioni ma lo stesso sindaco nella serata di ieri aveva postato un video in cui informava della seduta a vuoto del Consiglio che avrebbe dovuto incardinare la discussione sulle modifiche al regolamento d’Aula: “Quelle modifiche non sono state trattate – sono state le parole di De Luca -, non so come interpretare questa situazione. Avevamo concordato che stasera si sarebbe iniziato un percorso per poi completarlo la prossima settimana”.

De Luca aveva quindi annunciato: “Non mi sento di iniziare un percorso che non è condiviso dal consiglio comunale e che non è conclamato con regole certe, perché non avrei la certezza di conseguire i risultati che la città merita e si aspetta. A questo punto è logico che dovrò fare delle valutazioni e che ognuno si prenderà le proprie responsabilità”.

De Luca, che è anche deputato regionale, è stato eletto sindaco il 25 giugno e già nelle scorse settimane era andato più volte allo scontro con il consiglio comunale minacciando diverse volte le dimissioni per protesta contro l’allungamento dei tempi dell’Aula. L’ultimo duello era andato in scena sulla delibera per la costituzione dell’Agenzia per il risanamento della città, poi votata dal Consiglio a seguito della protesta del primo cittadino che già in quell’occasione aveva minacciato le dimissioni.