
Il centro storico di Palermo è nel caos. È delle ultime ore la notizia che il capoluogo siciliano entra nella top ten delle città che soffrono di più a causa del traffico. La mobilità cittadina incespica anche a causa dei tanti lavori in corso, del disordine strutturale e delle tante manifestazioni che si concentrano nei pressi dei palazzi del potere, e a Palermo la politica alberga nelle vie più antiche della città. I cittadini agonizzano e la pazienza di tanti sembra essere arrivata al capolinea.
Parla Daniele Billitteri giornalista e scrittore, tra i suoi libri di maggiore successo Homo panormitanus e Femina panormitana.
Cosa è diventato negli ultimi anni il centro storico di Palermo?
“Questa città non conosce vie di mezzo. Sino a una quindicina di anni fa il Centro Storico era sordido, sporco, spettrale. Soprattutto deserto. Dopo il terremoto si era svuotato della babilonia sottoproletaria che l’abitava e che ha occupato i quartieri di case popolari, da Borgo Nuovo al Cep allo Zen Uno e Due. Tranne pochi palazzi blasonati, era del tutto in rovina ancora con le macerie dei bombardamenti del 1943. Poi sono arrivati i soldi per le ristrutturazioni e c’è chi si è fatto i bagni, ma alla “panormitana”. Da un lato sono state ristrutturate centinaia di abitazioni (con i contributi pubblici) ed è arrivata la borghesia professionale e burocratica, dall’altro ciò che non è stato ristrutturato è diventato rifugio per migliaia di extracomunitari. Io vivo a Ballarò, zona Santa Chiara, sono circondato da immigrati della fascia sub sahariana e devo dire che non potrei sperare in vicini migliori. Sono tranquilli, in un modo o nell’altro lavorano tutti, non ci sono problemi di integrazione anche grazie ai Salesiani che a Santa Chiara fanno funzionare perfettamente un centro servizi, un doposcuola, un centro ricreativo. I gesuiti non sono da meno col Centro Astalli a Casa Professa. Ci sono sedi di associazioni etniche e bambini bellissimi. I vicoli sono pieni dei profumi di spezie stimolanti. No, il problema non sono certamente gli immigrati. La rinascita è avvenuta anche attraverso l’apertura di centinaia di locali grandi e piccoli che ogni fine settimana attirano decine di migliaia di giovani e non solo. E va benissimo. Anche se qualcuno si lamenta per la confusione e per i rumori. Oppure, legittimamente, perché nei fine settimana per i residenti è impossibile posteggiare. Poi c’è il problema della pulizia. In tutta la zona alle spalle di piazza Bologni c’è un solo gruppo di cassonetti (anzi due) a Casa Professa Niente a via G.M. Puglia, niente a piazzetta Santa Chiara, niente nella parte di via Castro più vicina a Ballarò. Sarà anche incivile, ma una persona anziana che deve portare a piedi la pattumiera da piazzetta Santa Chiara fino a Casa Professa, lascia il sacchetto dove prima c’erano i cassonetti. Tutta colpa loro? Sul problema dello spaccio a Ballarò o alla Vucciria non mi spendo più di tanto: è sotto gli occhi di tutti e non è un vero “connotato” esclusivo del Centro Storico”.
In un post su facebook hai annunciato il desiderio di voler abbandonare il centro storico, puoi spiegarci meglio?
“Mi sento ai domiciliari. Come ho detto non ritirano le immondizie, non si riesce a posteggiare. E non tanto perché, tanto per dire, hanno chiuso piazza Bologni (sacrosanto e tardivo provvedimento) ma perché i processi di sviluppo urbanistico avvengono senza regole. Non ci sono garages a fronte di un ripopolamento che ha portato nel Centro Storico cittadini che, oltretutto, un garage se lo potrebbero anche pagare. Se la riqualificazione avesse avuto un criterio queste cose avrebbero potuto essere previste. Invece no: soldi ai privati per ristrutturare magari con lodevoli criteri di tutela artistica con restauri conservativi. Ma il tutto privo di una vera cultura urbanistica in termini di servizi”.
La tua soluzione di spostare i palazzi del potere nelle periferie della città, ironia a parte, è molto suggestiva. Risolverebbe la mobilità cittadina?
“Questo non lo so ma la realtà è che Palermo è stretta tra il mare e le colline della Conca d’Oro. Lo sviluppo urbanistico è dunque sull’asse Est Ovest. I mezzi pubblici impiegati su quest’asse, rispetto alle assi Nord Sud, funzionano alla meno peggio, ma ci sono numerose incongruenze. Prendiamo il caso delle corsie preferenziali intasate non da autobus, ambulanze e auto delle forze dell’ordine ma da messi comunali, chiunque abbia sull’auto un contrassegno della pubblica amministrazione. Mi chiedo per quale motivo il direttore di un assessorato con l’auto blu deve avere, intanto, l’auto blu e, per giunta, deve marciare sulla corsia preferenziale dove ogni mattina semina la gramigna dell’antipolitica. Vogliamo controllare quante automobili col contrassegno H dei disabili stanno trasportando autentici disabili o non i nipotini o le nuore? Le piste ciclabili: dalla via Lincoln sino al porto con spazio tolto alla strada. Dov’è, a anni di distanza dalla loro istituzione tutta questa folla di ciclisti se si esclude qualche snob impegnato nella incerta pedalata domenicale con tanto di cestino con la Repubblica e la macchina fotografica digitale da cinquemila euro? Palermo come Amsterdam? Forse. Ma solo per le buttane. Trasferire i centri direzionali sarà anche una provocazione ma un pensierino ce lo farei. Musei al posto degli uffici: perché no? Che c’è a Villa Niscemi? E a Castel Utveggio? Non so se una soluzione del genere risolverebbe il problema della mobilità: io faccio il giornalista e non l’urbanista. Ma una discussione su questa ipotesi non mi sembra del tutto “marziana”.
E’ di oggi la notizia che Palermo per il 2014 è entrata nella top ten delle città più congestionate dal traffico, che meteo prevedi per la città nei prossimi mesi?
“Bollino rosso. Allerta meteo per rischio neurogeologico, cumulo nembi con copiose precipitazioni di apparati genitali anche a carattere timpulatesco. Temperatura percepiuta: 50 gradi. Mari… quali mari?”.
A tutto questo, come se non bastasse, va aggiunto il problema delle continue manifestazioni, del disordine e di una certa “palermitanitudine”…
“Io sono per i diritti. Di tutti. Anche il mio di potere uscire di casa e non rimanere ostaggio dei Quattro Canti occupati. Le manifestazioni ormai non servono per protestare ma per fare pressione. Quando ero ragazzo i cortei del movimento studentesco contavano diecimila persone. Quando la testa del corteo era arrivata alla Stazione, la coda doveva ancora finire di partire da piazza Croci. Ma il corteo si faceva, cominciava e finiva. E non ce n’era uno al giorno. Adesso il ritmo è frenetico e l’obiettivo mi sembra più quello di usare gli altri come testa d’ariete esasperata che quello di protestare. Non parliamo poi della gestione dell’ordine pubblico che mi pare assolutamente priva di coordinamento. Quando una città è nelle condizioni in cui si trova adesso Palermo con un sacco di strade chiuse per lavori, chi autorizza le manifestazioni dovrebbe tenerne conto e offrire alternative. Facciamo un gioco: se fossi il prefetto direi ai precari che il corteo in corso Vittorio non possono farlo col Foro Italico semi chiuso. E se gli organizzatori resistono, si opera ope legis e magari ci si spende per garantire un incontro tra le parti in conflitto come il sindacato da un lato e la regione dall’altro. E poi: non può accadere che vengano chiuse strade all’improvviso e non vengano offerti percorsi alternativi. Non si può fermare il traffico senza pensare a come dirottarlo. E chi opera ha il dovere di dare utili informazioni. L’altro giorno una macchina dei vigili mi ha superato a sirena spiegata e si è messa per traverso all’incrocio tra corso Alberto Amedeo e via Lascaris. “C’è corteo, non si può passare”. “Ok – ho detto – che percorso per andare verso Ballarò?” Risposta: “Non lo so, posteggi da qualche parte e aspetti”. “Aspetto quanto?”. “Fino a quando si libera”. “E quando si libera?”. “E che ne so io? Adesso si tolga che sta bloccando il traffico”. Ma chi, io? Ci sarà un motivo per cui a Palermo coi puntunieri abbiamo un problema. Saranno piccole cose, piccoli disagi. Ma ogni ficateddu di mosca è sostanza e se poi a votare non ci andiamo l’unica cosa che non dobbiamo fare è di meravigliarci. E non c’è bisogno di essere grillini. Basta essere niente immischiato cu nuddu. Tanto ci sarà sempre, come diceva Guccini, un mistico fallito, un pio, un teoreta, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate”.


