Cicloturismo in Sicilia, la storia di Giovanni Guarneri tra passione e opportunità di lavoro

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Cicloturismo come ragione di vita e progetto di via. Cicloturismo uguale gioia di vivere facendo delle due ruote il proprio mezzo di trasporto principale, ma anche il mezzo per progettare e poi fare una vacanza. Cicloturismo come occasione di lavoro. Che in Sicilia molti magari possono sottovalutare, mentre Giovanni Guarneri, palermitano di 40 anni, assieme alla sua compagna austriaca Danuta, ne vuol fare una imperdibile e formidabile opportunità di lavoro.

Una storia di lavoro perso negli anni più belli della vita, quella di Giovanni; una storia forse come tante. Ma Giovanni Guarneri ha voluto ripartire da una potenziale grossa delusione, in bici, rendendosi forte e sconfiggendo quel licenziamento che avrebbe potuto essere vissuto come sconfitta di vita.

“Nonostante da quel giorno sia passato più di un anno, da quel licenziamento in tronco – racconta Giovanni che una macchina non l’ha mai posseduta – ricordo ancora la sensazione di vertigine nei primi minuti. I successivi tre giorni li passai interrogandomi sul perché il sistema, di cui avevo fatto parte fino a poche ore prima, mi avesse espulso in modo così cinico. Mi sentivo come un materiale di scarto e cercavo la risposta ai miei interrogativi immaginando che fosse colpa mia. La mattina del 2 febbraio, dopo averci pensato su nei due giorni precedenti – prosegue Giovanni Guarneri – decisi di buttare qualcosa dentro i borsoni da viaggio della bici e partii, senza alcuna preparazione atletica specifica, per fare il giro di Sicilia. L’idea era di fare un giro completo della Sicilia: mille chilometri, sette giorni, sette tappe. Palermo-Trapani-Marsala-Mazara, Mazara-Porto Empedocle, Porto Empedocle-Comiso, Comiso-Priolo Gargallo, P. Gargallo-Messina, Messina-S.Agata di Militello, S.Agata di Militello-Palermo. Ero concentrato sulla strada da fare senza il minimo pensiero di esplorare il territorio, visitare città o monumenti”.

“Pensavo soltanto a macinare chilometri su chilometri e cercare la risposta al mio interrogativo: Sono io debole o è il sistema sbagliato? Paesi e città si susseguivano. Ho percorso – continua Giovanni – per intero le tre strade statali costiere dell’Isola: la SS 113, la SS 115, la SS 114, pedalata dopo pedalata. Sono partito con una domanda, tanta tristezza e un oceano di dubbi e sono tornato indietro con un bagaglio enorme. Un bagaglio di emozioni che nessuno potrà mai togliermi, una fierezza dalla quale nessuno potrà mai licenziarmi. Un bagaglio pieno di speranza, pieno della consapevolezza che la felicità è dietro l’angolo di casa, ma anche un bagaglio pieno di voglia di viaggiare lontano, di non fermarmi più”.

Ma l’esperienza del periplo della Sicilia in bicicletta ha fatto sì che Giovanni Guarneri potesse guardare sia la bici che il nostro territorio con occhi diversi. La delusione del lavoro perduto lo ha portato a guardare anche altrove con la consapevolezza che fuori dall’Italia si possono trovare migliori occasioni di lavoro. Dunque, la decisione di girare l’Europa partendo da Vienna assieme alla compagna Danuta. “Eravamo una coppia come tutte le altre, io italiano lei austriaca – racconta Giovanni Guarneri -. Anni fa abbiamo deciso di vivere e lavorare a Palermo. Quando sono stato licenziato, anche Danuta ha lasciato il lavoro. Nel luglio 2016, disoccupati, delusi e stanchi, abbiamo lasciato la Sicilia per cominciare un viaggio in bicicletta in Europa alla ricerca di una nuova casa. Per più di tre mesi – racconta Giovanni – abbiamo vissuto alla maniera dei cicloviaggiatori, con borsoni e tenda al seguito. Abbiamo visto luoghi straordinari, arrivando fino in Marocco. Chilometro dopo chilometro, ci siamo resi conto e abbiamo scoperto che la nostra casa è la Sicilia qui dovevamo tornare, convinti di poter contribuire a cambiare le cose. E dopo mesi siamo tornati”.

E quando si parla di cambiare le cose Giovanni Guarneri focalizza le sue intenzioni sulle opportunità che il cicloturismo può offrire alla nostra Isola. “Siamo tornati – afferma Giovanni – con la convinzione che il cicloturismo è un’opportunità che non può essere ignorata. Purtroppo, però, la Sicilia non è pronta e serve un organismo che coordini gli sforzi e le attività inerenti il cicloturismo. Con un gruppo di amici, che come noi crede nel progetto, abbiamo fondato l’Associazione Ciclabili Siciliane che nasce per promuovere il cicloturismo in Sicilia e svolgere un’attività di coordinamento e consulenza per tutte le associazioni e gli operatori del settore cicloturistico siciliano”.

La Sicilia ha una straordinaria potenzialità per fare cicloturismo e per far sì che dal ciclloturismo si possano creare posti di lavoro. “L’Olanda su questo fronte è una nazione all’avanguardia – dice Giovanni – noi l’abbiamo girata in lungo ed in largo e posso affermare con certezza che la Sicilia è molto più bella e che qua ci sarebbe tanto da fare”. Sono tante le idee che Giovanni vorrebbe portare avanti. “La lezione che ho imparato – conclude Guarneri – è che essere ciclista non significa essere più veloce, più forte, più prestante o non cadere mai. Essere ciclista significa innanzitutto rialzarsi subito dopo una caduta, rimettere il sedere sulla sella e arrivare dove devi arrivare, una pedalata dopo l’altra”. Giovanni assieme a Danuta una pedalata dopo l’altra sono arrivati di nuovo a Palermo, in Sicilia, è in questa terra che vogliono vivere. Naturalmente di cicloturismo.