Clochard bruciato vivo, la moglie: “Un mostro, che lo prendano presto. Due ragazzine senza padre”

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Il clochard di 45 anni, Marcello Cimino, bruciato vivo la notte scorsa, a quanto pare avrebbe litigato con qualcuno. Gli agenti della Squadra mobile per tutta la notte hanno proceduto a numerosi. Sono stati sentiti altri senzatetto, che utilizzavano il portico della missione San Francesco, gestito dai frati cappuccini, e anche alcuni residenti della zona, che potrebbero avere visto o sentito qualcosa. Al centro degli interrogatori è finito anche un fruttivendolo e la sua famiglia, che lavorano in una bottega vicino alla mensa per i poveri.

I poliziotti hanno sequestrato alcuni secchi per essere comparati con quello trovato poco distante dal luogo del delitto e probabilmente utilizzato per dare fuoco alla vittima. Non hanno dubbi gli investigatori sul gesto fatto per uccidere. Gli agenti della Squadra mobile hanno sequestrato e visionato il video di una telecamera di videosorveglianza puntata proprio sul giaciglio, sotto un portico all’interno della missione San Francesco, dove l’uomo di notte trovava riparo. Il video mostra un uomo con un giubbotto scuro e coperto da un cappuccio, un passamontagna che svuota un secchio bianco pieno di liquido infiammabile sul giaciglio in cui sta dormendo Marcello Cimino, poi appicca il fuoco e si dà alla fuga. Il secchio viene svuotato addosso a Cimino, si vedono anchde le fiamme alte che quasi lambiscono l’assassino in fuga. Le immagini sono al vaglio degli investigatori che seguono una pista ben precisa.

“Solo un mostro può bruciare viva una persona. Spero che lo prendano al più presto. Questo mostro ha lasciato due ragazzine senza un padre”. E’ lo sfogo di Iolanda, la moglie di Marcello Cimino. La donna è arrivata con le sue due figlie sul luogo dell’omicidio. Racconta che la vittima “aveva una casa in cui vivere, un alloggio popolare al villaggio Santa Rosalia, ma da tempo aveva deciso di vivere qui dai cappuccini dove si trovava bene”.

Se ne era andato lui di casa un anno e mezzo fa “perché aveva qualche vizio – racconta la moglie tra le lacrime – e aveva preferito andare via per il bene della famiglia”. Ma continuava ad avere rapporti con la moglie e le figlie, sopratutto con le due ragazze, entrambe minorenni. “Aveva sentito le mie figlie pochi giorni fa – dice la moglie – e, per l’ennesima volta, le ragazze gli avevano chiesto di tornare a casa. Ma lui preferiva restare qui. Gli uomini sono diventati dei mostri – dice ancora la moglie -e Marcello non era capace di fare del male a nessuno. Era buono d’animo ma aveva le sue disgrazie. Hanno tolto un padre a due figlie adolescenti”. Le due figlie gridano il nome del loro padre piangendo a dirotto: “Deve pagare per quello che ti ha fatto”, dicono abbracciate alla loro madre.

“Sangue mio, come hanno potuto farti questo? Mio fratello era una brava persona. Non meritava di essere bruciato vivo. Chi l’ha ucciso non è una persona umana”. Lo ha detto all’Adnkronos Patrizia Cimino, la sorella di Marcello Cimino. Patrizia Cimino tiene a sottolineare: “Mio fratello aveva una casa in cui abitare, ma da qualche tempo aveva deciso di dormire qui, alla missione dei Cappuccini. E’ stata una sua scelta”. Marcello Cimino si era separato da poco tempo dalla moglie. Quando Patrizia Cimino vede il video in cui si vede l’assassino che versa la benzina sul clochard e poi gli dà fuoco, scoppia a piangere. “Ma che è uomo è uno che brucia viva un’altra persona? – dice tra le lacrime – Mio fratello non aveva mai fatto del male a nessuno. Aveva deciso di venire qui dopo la separazione. Non capisco tutta questa ferocia”.

La sorella di Cimino vuole vedere il luogo in cui è morto il fratello. Ci sono dei fiori che qualcuno ha sistemato dove c’era il giaciglio di Marcello Cimino. Mentre la missione dei cappuccini ha affisso un cartello in cui si avvertono gli indigenti che la mensa riaprirà solo lunedì “per lutto”. “Marcello era una brava persona – ripete Patrizia Cimino – come si fa a morire così? Non lo capisco”. Marcello aveva altri cinque fratelli. “I nostri rapporti erano normali – dice – ma aveva deciso di venire a dormire qui”. Accanto a lei c’è il marito, che preferisce non vedere il video. Il luogo dell’omicidio è diventato un crocevia di persone che rendono omaggio al clochard. “Era una brava persona che non andava fastidio a nessuno”, continuano a dire.

Intanto, la Procura di Palermo ha aperto un’inchiesta sulla diffusione del video che ritrae un uomo incappucciato che dà fuoco, uccidendolo, il clochard Marcello Cimino. Le ipotesi di reato, al vaglio dei magistrati, sono di violazione del segreto istruttorio e favoreggiamento. (Foto Italpress)