Contrada passa al contrattacco: farà ricorso anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo

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Bruno Contrada va al contrattacco, tra nuovi ricorsi, battaglie giudiziarie e richieste di risarcimenti milionari, dopo le perquisizioni nei giorni scorsi nell’abitazione e in altri due immobili dell’ex superpoliziotto, “non indagato, ma intercettato da mesi illegalmente”, secondo il legale Stefano Giordano che spiega la sua strategia.

“La natura oggettivamente persecutoria nei confronti di Contrada, un soggetto che è tornato a essere innocente e incensurato – ha detto Stefano Giordano durante un incontro con i giornalisti -, appare di immediata evidenza. Contrada continua da un anno a essere oggetto di attivi invasivi della sua vita personale e del suo domicilio senza che a suo carico risulti essere pendente alcun procedimento penale. Quindi, agiremo a breve per ottenere la riparazione dell’errore giudiziario di cui e’ stato vittima nel processo cui ha posto la parola fine la Corte di Cassazione. E, allo tesso tempo, ci apprestiamo a un nuovo ricorso innanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo”.

L’avvocato Stefano Giordano ha spiegato che la richiesta economica, come riparazione per errore giudiziario per ingiusta detenzione non “è stata ancora quantificata, ma sarà di diversi milioni di euro”.

Il ricorso alla Corte europea per i diritti dell’Uomo, invece, servirà per denunciare “l’illegittimità sul piano convenzionale di una normativa, quella italiana, che consente alla pubblica autorità di sottoporre indiscriminatamente, ad atti invasivi della vita personale e del domicilio, soggetti che non siano parte di un procedimento penale e che si trovano per di più privati, in tal modo, delle garanzie che le norme interne e convenzionali pongono a tutela di chi sia formalmente accusato di un reato”.

Incalza l’avvocato Stefano Giordano: “Ritengo che una persona di 87 anni abbia il diritto a essere lasciato in pace – ha aggiunto -. Se qualcuno ritiene che Contrada abbia contribuito alla commissione di un omicidio ce lo dica e faccia un giusto processo. Queste incursioni non sono più ammissibili”.

“Mi ritorna alla mente la frase “Turpe senex miles, turpe senilis amor2: è ingiusto e inumano che un vecchio continui a combattere. Ho combattuto per 26 anni dal 1996 a oggi continuo a guerreggiare. Ho 40 anni di carriera alle spalle nella polizia e nei servizi segreti. La criminalità organizzata è un elemento di rovina della democrazia. E io invece di lavorare per la sicurezza democratica avrei lavorato per distruggerla? Solo delle menti malate possono pensare una cosa del genere. Io ho servito per una vita le istituzioni. Io vestivo la divisa di Balilla da piccolo e già allora servivo la patria. Sono stato ufficiale dei bersaglieri e ho avuto l’onore. E poi nella polizia in prima linea nella squadra mobile. Mi accusano di essere vicino a Giudo Paolilli e per me è stato uno dei migliori agenti. Mi è stato vicino negli ultimi tempi perché ha perso la moglie ed era diventato un amico di famiglia. Per me un uomo integerrimo, un abruzzese degno di questa regione italiana. I miei rapporti con Giovanni Aiello secondo i miei vaghi ricordi che si sono rinverditi con amici della mobile degli anni 70. Questa persona malandata, trasandata, sporca, con i capelli lunghi. Una volta lo incontrai nelle scale e gli dissi “sei ancora litigato con il tuo barbiere”. E poi lo ricordo per la ferita al volto, forse fu ferito accidentalmente. Ma sono tutte cose che ho appreso poi. Quello che ha fatto Aiello dopo non lo so. Non è vero quello che hanno scritto molti”. E’ il racconto dell’ex numero due del Sisde, Bruno Contrada.

Nei giorni scorsi su disposizione della Procura Generale di Palermo tre immobili nella disponibilità di Contrada, che non risulta indagato, sono stati perquisiti, nell’ambito delle indagini sull’omicidio dell’agente Nino Agostino.

“Negli album fotografici che mi hanno sottratto – ha proseguito Bruno Contrada – forse cercavano la rappresentazione fotografica della mia vita professionale, forse cercavano una fotografia con Aiello. Ho saputo che c’era un uomo che si chiamava Antonino Agostino dopo la sua morte. Un periodo, nell’agosto 1989, poco dopo l’attentato all’Addaura, difficilmente inquadrabile. Io ero un dirigente superiore del Sisde da tre anni a Roma e non conoscevo tutti i fatti di Palermo- ha aggiunto Bruno Contrada – . I funzionari del Sisde non possono svolgere attività investigative, potevamo solo passare informazioni a polizia e carabinieri. Molti di voi conoscono la mia abitazione. In casa mia ci sono io che ho 87 anni invalido civile e mia moglie malata con patologie gravissime al cuore e ai polmoni. L’altro giorno sono venute cinque persone – ha raccontato Bruno Contrada -. Io ho fatto di tutto per non far capire a mia moglie che c’era una perquisizione altrimenti come a luglio dello scorso anno avrebbe avuto una crisi cardiaca. Durante la perquisizione notturna la crisi stava venendo a me. Mio figlio per quello che mi è successo si è ammalato di una brutta depressione fobica ed è stato riformato. Mio figlio non accettava che suo padre, che serviva il suo Paese, fosse inquisito”, ha concluso Bruno Contrada. (AGI/ITALPRES)