Coronavirus, Cottone (Fipe): dramma per bar e ristoranti, “delivery” salva pizzerie

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“Stiamo vivendo una situazione drammatica, il settore bar e ristorazione è in confusione e ci giochiamo il nostro futuro, che al momento è incerto, perché non sappiamo se dopo il 3 di aprile si potrà ripartire, ma temo che questa fase possa durare di più. Le nostre aziende rischiano tutto se il governo non velocizza le misure da mettere in campo”. Lo dice all’ANSA Antonio Cottone, presidente di Fipe Confcommercio Palermo e titolare di due delle più note pizzerie di Palermo, con 45 dipendenti, che nei giorni scorsi ha anche postato un video su Facebook per raccontare la lotta quotidiana da imprenditori in tempi di Coronavirus.

“Ci stiamo difendendo e stiamo tamponando con le consegne a domicilio, anche se il “delivery” permette di dare fiato più a pizzerie e burgherie mentre per i ristoranti è più complesso. Il governo – spiega Antonio Cottone (nella foto con il fratello Roberto) – sta intervenendo con diverse misure per la sospensione di pagamenti, mutui, bollette e tributi, ma gli affitti sono per noi una spesa importante”.

Antonio Cottone ha messo in ferie i dipendenti, eccetto i pizzaioli. “Al governo abbiamo chiesto la possibilità di ricorrere alla cassa integrazione, anche per aziende con meno di 50 dipendenti – aggiunge Cottone – e sulle consegne vorremmo chiarimenti perché al momento il “delivery” prevede tre passaggi: pizzaiolo, driver, cliente. Si chiede di stare a casa, ma andrebbe specificato che è possibile prendere una pizza, dove si rispettano le regole per evitare o ridurre uno dei tre passaggi tra i contatti”.

Il futuro resta una incognita: “Speriamo che questo incubo passi in fretta per noi, per le nostre famiglie, per i nostri dipendenti e per le nostre aziende e che presto si possa tornare alla normalità della vita quotidiana”, conclude Antonio Cottone.